
Con il nuovo singolo “Parco Immagine”, Jude Menegardi esplora il rapporto tra fragilità, paure e crescita personale. Un brano indie pop che, attraverso sonorità leggere, chitarre ariose e synth, racconta la ricerca di una propria direzione e il desiderio di ritrovare fiducia in sé stessi.
Dietro il nome di Jude Menegardi convivono due personalità: Giulia, più sensibile e introspettiva, e la Donna Pirata, ribelle e determinata a difendere la propria libertà artistica. Un’identità nata anche da un episodio singolare, una denuncia per schiamazzi notturni ricevuta dopo aver suonato in strada a Parma.
Dall’importanza di non rinunciare alla propria autenticità al rapporto con le regole della musica, fino alla necessità di accettare le proprie vulnerabilità, Jude Menegardi racconta il percorso personale e artistico che accompagna “Parco Immagine”, spiegando cosa significhi scegliere la propria strada senza lasciarsi condizionare dalle aspettative degli altri.
Ti definisci “la Donna Pirata”. Quando è nata questa identità e quando hai capito che non era più soltanto un soprannome?
E’ nata a seguito di una denuncia per schiamazzi notturni. Ho sempre amato la figura del pirata, come ribelle e spirito indomito. Ed essere stata trattata da fuori legge perché stavo suonando di sera in strada beh… mi ha acceso un fuoco, anzi, è divampato e ho iniziato a pensare: “Bene ovunque andrò farò sentire la mia voce e la mia chitarra come se fossero palle di cannone”
La Donna Pirata appare libera ed esuberante, mentre “Parco Immagine” mostra anche una parte molto più vulnerabile. Quanto è importante per te far convivere questi due lati?
Non è importante, è essenziale. La Donna Pirata non può essere tale senza il lato inguaribile romantico di Giulia. L’una non può fare a meno dell’altra, senza Giulia, Jude non può essere “scena nuova” e viceversa.
Nella tua biografia c’è persino una denuncia per “schiamazzi notturni”, diventata quasi un simbolo della tua libertà artistica. Che storia c’è dietro quell’episodio?
Vuoi entrare nel cuore di come è nata la pirateria, eh? Va bene sali a bordo e siediti comodo. Una sera a seguito delle prove io e un altro bucaniere andiamo a farci una bevuta in una locanda della birra e non volendo lasciare gli strumenti in macchina ce li siamo portati a presso. Finita la nostra bevuta ci siamo diretti per fare due passi verso il centro di Parma e davanti al teatro Regio siamo incappati in una movida notturna. Alcuni ragazzi neo laureati vedendoci con le chitarra in spalla ci hanno chiesto di suonargli qualcosa e da lì “la felicità da felicità” loro ci hanno donato la possibilità di farci sentire e noi di donare entusiasmo e ancora più gioia ai loro festeggiamenti. Peccato che una pattuglia passata poco dopo non era dello stesso avviso, ci hanno chiesto i documenti e sequestrato le chitarre. Il colpo di grazia arriva ora, una volta arrivati in caserma ci viene dato un avvocato d’ufficio e ci viene consegnato il verbale contenente come oggetto del reato: LA CHITARRA. Il mio collega Bennato aveva proprio ragione “la chitarra era una spada e chi non ci credeva era un PIRATA!”
Essere libera artisticamente significa anche saper dire dei no. Quali compromessi hai deciso di non accettare nel tuo percorso?
Il compromesso che non voglio accettare è quello di dover rinunciare a una parte di me per essere più facilmente collocabile o più semplice da vendere. Non voglio sentirmi obbligata a seguire una tendenza se non mi rappresenta, né nascondere le mie fragilità per mostrare soltanto il lato più forte e ribelle di Jude.
La mia identità artistica nasce proprio dall’incontro tra queste due anime: Giulia, più introspettiva e sensibile, e Jude, la Donna Pirata, che ha bisogno di libertà, palco e futuro. Non voglio sacrificarne una per far funzionare l’altra.
Ho imparato che essere liberi non significa rifiutare ogni compromesso, ma saper riconoscere quelli che rischiano di allontanarti da ciò che sei. Sono disposta a mettermi in discussione, a sperimentare e a crescere, ma non a perdere la mia autenticità per inseguire un’occasione. Preferisco trovare la mia rotta, anche se è più lunga, piuttosto che arrivare da qualche parte senza riconoscermi più.
Hai alle spalle accademie e master. A un certo punto hai dovuto dimenticare qualche regola imparata per trovare davvero il tuo linguaggio?
Le ho studiate, le ho messe in pratica e mi sono ribellata. Penso che un tratto abbastanza distintivo della mia scrittura e musicalità sia una metrica non regolare nei testi e mettere la musica al servizio di essi.
Se oggi dovessi spiegare chi è la Donna Pirata senza parlare di musica, come la descriveresti?
La Donna Pirata è una donna che non ha intenzione di chiedere il permesso per essere se stessa. È libera, testarda, passionale, a volte impulsiva, ma soprattutto è una donna che sente tutto intensamente e non vuole più vergognarsi della propria sensibilità.
Non è una donna senza paure, né una che non ha bisogno di nessuno. È una donna che ha imparato che può amare profondamente senza rinunciare alla propria libertà, e che può essere fragile senza essere debole.
Per me essere una Donna Pirata significa avere il coraggio di scegliere la propria rotta, anche quando non si conosce la destinazione. Significa non smettere di sognare, non lasciarsi definire dalle aspettative degli altri e ricordarsi che, anche quando il mare è in tempesta, il timone della propria vita deve restare nelle proprie mani.