
Dietro una canzone apparentemente essenziale si nasconde un lungo lavoro di ricerca, confronto e ascolto. “A domani” nasce dall’incontro artistico tra Valentina Indelicato e Mario Puglisi, trasformando esperienze personali in un racconto universale fatto di silenzi, sfumature e autenticità. In questa intervista Valentina approfondisce il processo creativo del brano, il valore della scrittura condivisa, l’influenza del jazz sulla sua musica e il percorso che continua a guidarla come artista.
Il tuo brano invita ad apprezzare ciò che esiste oggi, senza rincorrere continuamente il domani. È una riflessione nata da un’esperienza personale?
Ogni canzone porta con sé una parte di chi la scrive. “A domani” è l’incontro tra due sensibilità, due vissuti e due immaginari che hanno trovato un punto di contatto. La scrittura di questo testo, realizzato a quattro mani con il cantautore Mario Puglisi, è avvenuta in modo molto naturale: non c’è stato bisogno di spiegare prima cosa raccontare o quale direzione prendere. Abbiamo seguito un flusso comune, lasciando che fosse la musica stessa a creare un dialogo e un legame tra noi, senza che nessuno invadesse lo spazio dell’altro. Dentro il brano convivono tracce di esperienze individuali in parti uguali, che si sono mescolate fino a diventare qualcosa di nuovo. Forse è proprio questo il bello della scrittura condivisa: partire da storie personali e riuscire a incontrarsi in un’emozione comune.
Quanto conta il silenzio, oltre alle parole, nella costruzione di una canzone come questa?
Il silenzio per me è una parte fondamentale della musica. A volte ci sono emozioni che hanno bisogno di uno spazio vuoto intorno per essere comprese davvero. Anche nella scrittura credo sia importante ascoltare quello che non viene detto, perché spesso è proprio lì che si trovano le cose più profonde. In una canzone come “A domani”, dove anche le piccole parole hanno un peso, il silenzio aiuta a lasciare spazio.
Hai trovato subito la forma definitiva del brano oppure ha attraversato diverse versioni?
“A domani” ha seguito un percorso naturale. La sua essenza era già presente fin dall’inizio, ma come spesso accade con le canzoni ha avuto bisogno di tempo per trovare la forma giusta. Ci sono stati momenti di confronto e di ricerca, sia nelle parole che nella parte musicale, perché volevamo che ogni elemento fosse coerente con quello che il brano voleva raccontare. A volte una canzone ti accompagna per un po’ prima di mostrarti davvero la sua forma definitiva. La scrittura di “A domani”, realizzata a quattro mani con il cantautore Mario Puglisi, è avvenuta in modo lineare: non c’è stato bisogno di spiegare prima cosa raccontare o quale direzione prendere. Abbiamo seguito un flusso comune, lasciando che fosse la musica stessa a creare un dialogo e un legame tra noi, senza che nessuno invadesse lo spazio dell’altro. Dentro il brano convivono tracce di esperienze individuali in parti uguali, che si sono mescolate fino a diventare qualcosa di nuovo. Abbiamo poi cercato una melodia che potesse dialogare con le parole, valorizzandone le sfumature e accompagnando il senso più profondo del brano. L’intenzione era creare un equilibrio tra essenzialità ed emozione, lasciando che ogni elemento musicale contribuisse a raccontare quella dimensione di delicatezza e autenticità. Insieme a Riccardo Samperi, produttore del progetto, e al team di TRP Vibes, abbiamo infine intrapreso, in fase di realizzazione, una lunga ricerca sonora per ultimare lo stile e le atmosfere sonore più adatte alla canzone, trasformando le intuizioni autoriali iniziali in un paesaggio musicale capace di valorizzarne il messaggio.
Il jazz ti ha insegnato qualcosa che oggi ritrovi nella tua scrittura pop?
Sicuramente sì. Il jazz mi ricorda quanto sia importante ascoltare, prima ancora che suonare: ad avere attenzione per le sfumature, per il respiro della musica e per quello che può nascere anche dall’improvvisazione. Credo che questo approccio si ritrovi anche nella mia scrittura pop, nel cercare di non fermarmi solo alla melodia o alla struttura, ma di dare importanza a ogni dettaglio e a ogni emozione che una canzone porta con sé.
In questi anni hai costruito un percorso molto ricco nonostante la giovane età. Cosa ti motiva maggiormente?
Sicuramente la voglia di continuare a crescere e a mettermi in gioco, mossa dall’amore per la musica. Ogni esperienza che ho vissuto, dai concorsi ai festival, mi ha lasciato qualcosa e mi ha permesso di conoscermi meglio. Quello che mi motiva di più è la possibilità di continuare a raccontarmi attraverso la musica e vedere come una mia emozione possa incontrare quella di qualcun altro. È questo scambio che mi dà la spinta per continuare.
Cosa rappresenta oggi la musica nella tua vita?
Oggi la musica è il mio modo di esprimermi e di entrare in contatto con il mondo. È uno spazio in cui riesco a raccontare cose che a volte faccio fatica a dire in altro modo. Non la vivo solo come un percorso artistico, ma come una parte di me: un modo per interrogarmi, crescere e dare una forma alle emozioni.