Tutte le volte che ho pianto – Catena Fiorello – Giunti editore

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Catena Fiorello nel suo ultimo romanzo “TUTTE LE VOLTE CHE HO PIANTO” edito dalla casa editrice Giunti, narra la storia travagliata di Flora, una trentaseienne che, dopo il naufragio del suo matrimonio, in seguito all’ennesimo tradimento di suo marito Antonio, cerca di mantenere il controllo della sua vita tra una figlia quindicenne da crescere, una madre anziana, che non si è mai ripresa dalla morte  tragica di sua figlia e di quella, più recente, di suo marito, e un bar da mandare avanti.

Flora sta lì, proprio in mezzo, a tutto il mondo esterno che le gira intorno, tra madre, figlia, ex- marito, bar e tanto altro che la travolge, mentre lei cerca di restare in piedi, ferma, immobile, per ascoltare le sue emozioni, per capire, da dentro, cosa sente, cosa è giusto, sempre in bilico tra le sue paure e la sua voglia di essere forte, di essere una brava madre, una brava figlia, una brava ex-moglie, insomma, una persona giusta.

E proprio nel tentativo estremo di essere migliore, di superare le mille difficoltà, ha chiuso il suo cuore, ha rinunciato all’amore, o meglio, non ci crede più, perché pensa di non meritarlo, perché crede che sia una forma di debolezza.

Ma poi, all’improvviso, quando meno se lo aspetta, l’amore ritorna prepotente nella sua vita, lei lotta, contro quel sentimento, perché vuole essere forte, perché ha paura di soffrire ancora, ma l’amore alla fine la travolge a tal punto che si lascia trasportare alla deriva, senza porre freni.

Ancora una volta, però,  la vita la metterà di fronte ad una scelta forte, importante, e lei sarà costretta, suo malgrado, ad affrontare il dolore e tutte le sue lacrime.

Catena Fiorella scrive tutto il romanzo in prima persona.

E’ Flora stessa che parla, che racconta, che legge la storia da dentro di sé, che osserva, che soffre, che gioisce, e noi sentiamo tutto da dentro di Flora.

All’inizio della storia sono parole fredde, dure, perché la vita ha insegnato a Flora ad abituarsi al dolore, ad affrontarlo, come una guerriera, ci appare incredula  all’amore, quasi scettica che possa esistere veramente.

Man mano che la storia si srotola, le parole di Flora cambiano, si ammorbidiscono, entriamo sempre più dentro di lei e comprendiamo che la sua era solo paura, paura di soffrire, perché in realtà Flora ama, ama follemente la vita, sua figlia, sua madre, ma ha solo terrore di lasciarsi andare.

Sarà Leo e il suo amore a cambiarla e a sciogliere l’immenso ghiaccio che lei stessa si è depositata dentro per non soffrire e reggere all’urto del dolore, che la vita le ha regalato.

Catena Fiorello fa un gesto estremo, ma terribilmente generoso come autrice, si  fa completamente da parte, lasciando uscire totalmente la voce di Flora: è Flora che scrive la storia, è Flora che ci racconta ciò che sente, che vede, che desidera, che teme.

Noi lettori viviamo, sentiamo, soffriamo con gli occhi di Flora, entriamo dentro di lei, assistendo alla sua metamorfosi, da uccellino bagnato e impaurito, che ha costruito, per proteggersi dal dolore, immensi muri intorno al suo cuore, alla rinascita di una donna che, finalmente, guarda la vita con occhi diversi, gli occhi di una persona consapevole del dolore ma anche desiderosa di immergersi nuovamente nella magia della vita, della sua nuova vita.

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