Tra emozioni e immaginazione nel mondo di “Tre sassolini magici” di Michela Pittino

  • WhatsApp
  • Telegram
  • Reddit
  • LinkedIn

In questa intervista su Tre sassolini magici, Michela Pittino racconta il lato più emotivo e simbolico della sua scrittura. Siamo davanti a un confronto che tocca educazione sentimentale, influenze letterarie e messaggi nascosti, con uno sguardo sincero sul valore della narrazione oggi.

 

Il tuo libro sembra parlare ai più piccoli ma in realtà arriva anche agli adulti. Quanto è importante per te questa doppia lettura?

In effetti speravo molto che anche gli adulti potessero trovare nel libro qualche spunto interessante, l’idea mi rendeva felice. Per i bambini è facile farsi trasportare in mondi diversi dove le regole dei grandi spesso non si applicano, dove sono loro i protagonisti della storia, in cui possono decidere da soli quali siano le scelte da fare. È naturale per loro immaginare il professor Digit con i suoi occhialoni e il naso minuscolo che si è dimenticato come fare le operazioni. Ovviamente un professore che chiede a dei bambini di essere aiutato a fare i calcoli è un sogno che si avvera. Trovare il coraggio di parlare in un mondo dove le Guardie del Silenzio non permettono agli abitanti di proferire parola o di ascoltare la musica è un’impresa che ci fa sentire forti e capaci di difendere ciò che riteniamo giusto. Ma ciò che spero è che anche gli adulti possano riconoscere se stessi in certe dinamiche e situazioni che possono verificarsi a qualunque età. Le emozioni dei bambini e le loro sfide sono speculari a quelle che anche noi affrontiamo da grandi e questo viaggio che non finisce mai, merita rispetto e gentilezza. L’immagine che avevo nella testa e la speranza che avevo mentre scrivevo era quella di genitori che leggono questo libro insieme ai figli più piccoli che ancora non sanno leggere, ma adorano ascoltare le storie, o anche con i più grandi che lo leggono da soli o ad alta voce per poi parlarne e scambiare le proprie impressioni su questo o quel capitolo.

C’è un momento, con il personaggio di Luma, in cui le emozioni diventano quasi tangibili. Hai mai pensato che oggi manchi uno spazio reale per educare alle emozioni?

Non so se realmente si possano “educare” le emozioni. Io non sono una psicologa e non ho la pretesa di essere “scientifica” a questo riguardo, ma ho piuttosto un approccio personale e letterario. È un argomento interessante, quando studiavo letteratura inglese, l’educazione sentimentale era un tema importante, soprattutto nei famosi “romanzi di formazione” in cui ogni autore dava la sua interpretazione su quale fosse il modo giusto di inserire le proprie emozioni all’interno dei più o meno rigidi costrutti sociali del tempo, come se dovessero, in qualche modo, darsi il permesso di provarle. Io invece credo che le emozioni vadano esplorate, più che educate, bisogna forse imparare a capirle, a capire come mai agiamo o reagiamo in un certo modo in alcuni contesti, cosa succede quando lo facciamo e cosa succede a chi abbiamo intorno. Difficilmente le nostre emozioni rimangono confinate in noi stessi, sorgono e si esternano spesso in relazione a qualcosa o a qualcuno. La cosa che forse si può educare è quella di farci caso, fermarsi un attimo a riflettere e a sentire cosa è successo a noi e alle persone coinvolte. Il tempo che si dedica a questo è forse quello spazio a cui fa riferimento la domanda e che si collega con il discorso degli adulti che facevamo prima. Trovare quel tempo da dedicare alle chiacchiere con i nostri figli, la classica domanda “Che hai fatto oggi a scuola?” e la solita laconica risposta “Niente”, che tutti noi conosciamo così bene, forse può prendere una forma un po’ diversa. Possiamo cercare un canale di comunicazione dove anche noi genitori ci mettiamo in gioco raccontando, ad esempio, le nostre avventure di quando eravamo piccoli, il nostro modo di giocare e di sentire, creandoci uno spazio per scambiare delle emozioni.

Quali autori o storie ti hanno influenzata nella scrittura di “Tre sassolini magici”?

La lista di autori che amo e che ho letto è davvero lunga e ricca, non saprei nemmeno da dove cominciare, ma sono tutti di grande ispirazione, non tanto per come o per cosa hanno scritto, tanto per la necessità e la determinazione che hanno avuto nel mettere su carta ciò che esisteva solo nella loro immaginazione condividendolo con tutti noi. “I Tre Sassolini Magici” viene dalla necessità che avevo di fissare da qualche parte le mie riflessioni e i miei ricordi durante la crescita di mia figlia e dei miei nipoti. Vederli ridere, scherzare, essere spaventati o angosciati ognuno per qualcosa e ognuno a suo modo. Tre individui così piccoli e così diversi anche nel modo di piangere quando volevano il latte o per farsi cambiare il pannolino. I discorsi, che ascoltavo in silenzio, mentre si davano consigli su ciò che succedeva tra i banchi di scuola e le soluzioni incredibilmente diverse che trovavano per lo stesso problema. I loro litigi e le loro alleanze mutevoli. Sono tutti stati di grande ispirazione e hanno fatto in modo che sfidassi me stessa per la prima volta, pubblicando un libro e facendolo andare nel mondo senza temere le critiche che avrei potuto ricevere.

Se dovessi riassumere il messaggio più nascosto del libro, quello che non è immediatamente visibile, quale sarebbe?

Forse è che siamo tutti in viaggio, io adoro viaggiare e scoprire posti nuovi, mi piace anche tornare dove già sono stata e sentire che anche lì c’è un pezzetto della mia casa, ritrovare un vicolo, una spiaggia o un ristorante dove ho mangiato una prelibatezza di cui ho parlato a tutti i miei amici. Il viaggio è anche una splendida metafora di quello che facciamo ogni giorno, ci muoviamo, in avanti o indietro a volte, ma sempre con qualcosa in più che deriva dalle nostre esperienze. Minnie, Amy e Paul vengono magicamente trasportati da un sassolino ogni volta in un mondo fantastico e pieno di stranezze da cui imparano qualcosa. Sono convinta, per quanto mistico e “fricchettone” possa sembrare il concetto, che la vita faccia lo stesso con noi, ci mette davanti sfide e sorprese che ci fanno crescere e capire che, alla fine, siamo in grado sia di superarle che di godercele, perché mica è solo uno sforzo, spesso la vita è divertente e generosa!

- 18/05/2026

ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

Subscribe

* indicates required
© Cyrano Factory è prodotto da Media Factory Adv. All rights reserved.
ACCEDI CONTATTI REGISTRATI AUTORI