Roberto Bonati e la Chironomic ripensano a Italo Calvino: dal Singolo al Molteplice, dall’Unico all’Universo

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All’interno delle iniziative di I-Jazz dedicate alla riscoperta di Italo Calvino attraverso le sue Lezioni americane (Italo Calvino Lezioni americane, sei proposte per il prossimo millennio), ParmaFrontiere propone venerdì 22 dicembre (ore 20:30) alla Casa della Musica di Parma un nuovo progetto della Chironomic Orchestra condotta dal direttore e compositore Roberto Bonati: il titolo è emblematicamente Dal Singolo al Molteplice, dall’Unico all’Universo che vuole offrire il suo contributo attraverso un lavoro questa volta specificatamente sulla parola rivista e riletta attraverso la lente della composizione istantanea che è propria della chironomia.

 

Chironomia: movimenti delle mani che guidano gli strumenti e la voce, che non hanno una lettura precisa e dunque possono dare vita a musica continuamente diversa a seconda della loro interpretazione. Ed è così che, nel confrontarsi con le Lezioni americane, l’orchestra intravvede il dono dell’essere dentro sé stessa, “invisibile”, il dono del vedersi e il dono del mutare/mutarsi. Il tradizionale uso sonoro/musicale della voce viene, in questo progetto su Italo Calvino, declinato all’introduzione della parola. La stessa entra ed esce, anche arrivando rapida da altri posti in dialogo con i “propositi” dell’opera e i loro contrari. Il processo democratico istintivo della Chironomic Orchestra traduce in questo lavoro ancor più il processo proprio di invenzione, di smarrimento e ritrovamento, introduzione e smaltimento, e trova  il dono della grazia di Italo Calvino, il lascito del lasciare un gesto, una cartella e riprenderla in un presente opportuno. La scrittura chironomica nasce quando la trasmissione per via orale diviene insufficiente. Inizialmente era formata da piccoli segni incisi sopra le sillabe del testo e, consentiva al praecentor di dirigere i cantori con il movimento della mano che, a sua volta imprime l’andamento della melodia e lo guida. 

Antica tradizione che ha subito mutamenti nel corso della storia, come l’innovazione innescata dal monaco benedettino Guido D’Arezzo, vissuto a cavallo dell’anno Mille che introdusse le sillabe che denotavano l’esacordo musicale, le basi del moderno solfeggio e del sistema oggi definito mano guidoniana.
Le mani suggeriscono la voce degli strumenti, li sfiorano, li pizzicano, li percuotono, dirigono il fiato in un punto preciso; i movimenti fanno la musica. Qui il gesto di chi dirige si fa sistema e crea le condizioni per l’interpretazione e l’interazione dei musicisti, che ricevono un’indicazione intorno al “cosa” ma hanno grande libertà di scelta sul “come”.

- 15/12/2023

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