Matteo 19,14: la recensione no spoiler di uno spettacolo da vedere

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Il Teatro Stanze Segrete ormai ci ha fatto affezionare, spesso torniamo con piacere nello spazio diretto con garbo e attenzione da Ennio Coltorti e che ne porta la firma nell’attenta selezione dei progetti. Ma quando sul comunicato stampa si legge “No Spoiler”, la curiosità sale ancor di più… e ne vale la pena.

È ciò che è successo in occasione dello spettacolo diretto da Elisabetta Jane Rizzo e da lei interpretato insieme a Emiliano Jesus Coltorti, lanciato con un comunicato stampa “misterioso” che è riuscito a solleticare l’attenzione e l’interesse di tanti: Matteo 19,14.

Che cosa sarà? Una parabola evangelica? Una storia paurosa? Un mistero inconfessabile? Forse. Non saremo noi a dirvelo. Possiamo solo raccontarvi quello che è succede dall’altra parte del “palcoscenico”, ossia nel tribolante cervello dello spettatore.
Nell’intimo spazio del piccolo teatro vediamo prendere vita un dialogo, fatto di balbettii, bugie, fraintendimenti, soccorsi. Lo spettatore si interroga, non capisce dove si sta andando a parare. Dove porterà la storia? I protagonisti son due, un uomo e una donna, quasi coetanei. Si innamorano? Si odiano? Si avvelenano?

Tutto e il contrario di tutto… e intanto il tempo passa, scorre veloce tra gli interrogativi dello spettatore che cerca di intuire e inizia a capire. Fino ai 10 minuti finali, in cui tutto è chiaro. È chiara la vicenda, ma non è chiaro dove sia il bene e dove sia il male, non è chiaro che cosa sia amore e che cosa sia egoismo e neanche noi spettatori sappiamo più che cosa siamo e chi siamo e che cosa saremmo pronti a fare per chi amiamo.

No Spoiler quindi, a parte il fatto che fino al 17 novembre – e speriamo a seguire in altri teatri di Roma e non solo – avrete l’occasione di “rimanere incastrati” in una storia dai mille risvolti, che non si può raccontare, ma che si deve ascoltare dall’inizio alla fine, come un giallo di Hitchcock, come un noir anni Cinquanta di quelli ancora in grado di tenerci attaccati alla sedia dall’inizio alla fine con la domanda “che cosa succederà ora?”.

 

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