
C’è un filo sottile che collega la tradizione del jazz accademico alla moderna elettronica colta, e quel filo passa attraverso il nuovo album degli inDAroots Project, “Feeling Bleeding Rising Shining”, disponibile dal 12 dicembre su tutte le piattaforme. Il progetto, nato a Milano nel 2016 dall’incontro tra il contrabbassista Cristiano Da Ros e la cantante Gabriella D’Amico, raggiunge con questo lavoro una sintesi stilistica che sa di definitiva maturazione.
Lontano dagli inizi prettamente acustici, il duo propone ora un sound ibrido e sofisticato. Non è jazz purista, né semplice elettronica: è una terra di mezzo dove le influenze di giganti come Esbjörn Svensson Trio e Brad Mehldau convivono con le atmosfere dilatate di Moderat e The Cinematic Orchestra. Il risultato è un’opera che suona internazionale, complice la scelta radicale di passare alla lingua inglese per cercare una “nuova terra espressiva”, più astratta e meno vincolata ai significanti pesanti della lingua italiana.
Questa ambizione universale si materializza fin dall’apertura con “Changing Worlds”, il singolo attualmente in rotazione radiofonica. Il brano è un manifesto di “euforia travolgente”: un amore che trasfigura la realtà cavalcando un sound dichiaratamente psichedelico, nato – come raccontano gli artisti – guardando una distesa d’acqua infinita e suonando un ukulele, per poi evolversi in un arrangiamento ricco di sintetizzatori e loop.
Ma la forza del disco sta nella sua dinamica emotiva, che non teme di esplorare registri opposti. Se “Changing Worlds” guarda fuori, verso l’orizzonte, brani come “Stormy Bounds” guardano dentro con una lucidità quasi cinica. Qui la produzione si spoglia: resta una ballata essenziale, dove il contrabbasso dialoga con una voce asciutta per raccontare la maturità di chi smette di mentire a se stesso e accetta di “pagare il proprio debito”. È un momento di riflessione serena che bilancia perfettamente i turbini emotivi del resto della tracklist.
Tra questi due estremi si colloca “Hopes”, un piccolo gioiello di “fragile bellezza”. L’atmosfera qui si fa riflessiva e sospesa, con un contrabbasso pulsante che sostiene una voce che è quasi un “grido di meraviglia”. È il ritratto intimo della gioia di vivere nonostante tutto, una danza sfrenata e vitale che cattura l’essenza stessa della filosofia inDAroots.
“Feeling Bleeding Rising Shining” è, in definitiva, un disco di trasformazioni profonde. Gabriella D’Amico e Cristiano Da Ros dimostrano che per “risorgere e splendere” (come recita il titolo) bisogna avere il coraggio di lasciar sanguinare le proprie radici, contaminandole con nuovi linguaggi senza mai tradirne l’essenza. Un ascolto consigliato a chi cerca musica che non sia solo sottofondo, ma sostanza.