Ciao Damiano, ci racconti come ti sei avvicinato al mondo della danza? Il mio incontro con la danza e’ stato veramente casuale! Mia sorella Sara mi invitò ad andare a vedere il suo saggio di fine anno. Non avevo molta voglia ma, alla fine, mi sono  convinto e ci sono andato. La serata mi affascinò e, minuto dopo minuto, in me cresceva la voglia di provare a danzare e così  feci: all’età di 15 anni intrapresi questo viaggio di andata senza ritorno …

Quale maestro è stato determinante per la tua crescita artistica? Tra i 15 ed i 18 anni ho studiato danza con svariati maesti, ma quello che veramente ha determinato la mia crescita artistica e’ MARTINO MULLER coreografo di “NOTRE DAME DE PARIS” di cui ho fatto parte.

Tu hai un curriculum di tutto rispetto: dalla tv, al teatro, al cinema. Tra i tanti ruoli che hai interpretato, a quali sei legato maggiormente?  Durante la mia carriera artistica ho avuto la fortuna di lavorare in grandi show e produzioni internazionali. Quello a cui sono legato è sicuramente quello che citavo prima “NOTRE DAME DE PARIS” in quel caso, fu amore a prima vista. Per me, far parte di questa grande opera è stato un onore e personalmente, una vera e propria scuola sia di vita che artistica. Un altro lavoro a cui sono legato è un film. Come danzatore ho fatto parte del film hollywoodiano NINE,  con la regia del premio Oscar Rob Marshall (già regista di CHICAGO ndr). Lavorare con colossi del calibro di Nicole Kidman, Daniel D-Lewis, Sophia Loren, Penelope Cruz non ha prezzo. Infine non posso non citare il ruolo di Pasquino che ho interpretato in TOSCA, l’opera firmata da quel genio di Lucio Dalla. Aver avuto la possibilità di lavorare con questo gigante della musica, ha contribuito alla mia crescita artistica.


Cosa pensi dei talent a cui partecipano al giorno d’oggi tanti giovani? Non ho nulla contro i talent televisivi, anzi… Penso che al giorno d’oggi siano l’unica possibilità che gli artisti hanno di farsi conoscere e di entrare a far parte del mondo del lavoro  però, in alcuni casi, e’ un’arma a doppio taglio. Mi spiego meglio:  molti ragazzi che partecipano a questi talent, una volta terminata l’esperienza televisiva, pensano di “esser già arrivati”. Questo è l’errore da non fare. Il talent è solo un punto di partenza. E mi dispiace dirlo, ma in Italia già da un paio di anni, ci sono pochissime produzioni valide ed il mercato teatrale offre ben poco.  

Nel dicembre del 2018, al Teatro Carcano di Milano, è andata in scena l’opera rock “JACK PAZZIA E AMORE” dove ricoprivi il duplice ruolo di coreografo e regista. Che esperienza è stata? Avremo la possibilità di vedere in cartellone questa produzione ? Per me coreografare questa bellissima opera e’ stata una vera e propria sfida, una bellissima esperienza. Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta protagonisti dell’opera con la produzione della JASARTBALLET di Milano e scritta da Diego Mecchi. Dare corpo a musiche di tale bellezza, e’ stato fantastico e lavorare con étoile e primi ballerini della Scala di Milano e’ stata una grande emozione. L’opera parla della vera storia di Jack lo squartatore e portarla in scena come prima ballet-opera inedita italiana e’ stata una vera e propria sfida ma a me, le sfide. Che dire? Il debutto milanese è stato inaspettatamente premiato come “orgoglio coreografico italiano del 2018”. Spero questa bellissima produzione possa trovare posto, nel 2021, nei  cartellone dei maggiori teatri nazionali ed internazionali . Come si dice…..work in progress!

Ultimamente sei più coreografo che ballerino: cosa guardi in un danzatore? In un ballerino non guardo principalmente la sua tecnica, ma la sua grinta, i suoi occhi e, come dico sempre io ai miei allievi: danzate di più con gli occhi che con il corpo. Per me, un danzatore deve amare il palcoscenico, aver tenacia e saper “ascoltare” il proprio corpo.

Com’è cambiato il mondo della danza dopo il lockdown? Questa e’ veramente una bella domanda… 
In generale, il mondo dell’arte, ne ha risentito in maniera drastica, annullando tutti i progetti previsti per il 2020. Ho visto scuole di danza, teatri, produzioni e grandi eventi, chiudere e questo ha creato in me, un grande vuoto. Durante il lockdown mi sono confrontato con molti miei colleghi, proprietari di scuole di danza; per loro riuscire a “sopravvivere” non è stato facile e, molti purtroppo, hanno chiuso definitivamente abbandonando così sogni e sacrifici. Dopo la pandemia la danza e’ cambiata di molto: regole da rispettare, distanziamenti tra i vari danzatori, numero chiuso per stage e lezioni. Tutt’oggi, molti genitori, hanno paura di far frequentare ai figli le scuole di danza. Un consiglio che voglio dare è di non arrendersi mai e che prima o poi il momento della riscossa e della rinascita, ritornerà. Adesso non bisogna mollare, bisogna solo stringere i denti ed andare avanti: non spegniamo la nostra voglia di ballare!

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