
Come Cavalli Rossi, il nuovo romanzo dell’autrice fiorentina Simona Cherubini.
“Un tot di anni all’anagrafe, molti meno nel cuore e nella voglia di fare”. Si descrive così la scrittrice fiorentina Simona Cherubini, già firma del romanzo queer “L’ultimo paga da bere” pubblicato nel 2025 in una nuova edizione. La scrittura è la sua linfa vitale, anche se per vivere si occupa di tutt’altro. L’amore per i cavalli e le storie d’amore queer alimenta il suo primo incontro con quella penna che darà origine a racconti e scarabocchi. “Come Cavalli Rossi” esce il 28 novembre su Amazon e, per l’occasione, abbiamo scambiato due chiacchiere.

Come avviene il tuo primo incontro con la scrittura?
Negli anni la scrittura è diventata la mia copertina di Linus, ma a dieci anni ho scritto il mio primo racconto, alle medie finivo in fretta i miei temi per fare quelli degli altri che non riuscivano a riempire due colonne, in prima superiore ho dato vita al mio momento dark con le poesie alla Baudelaire… poi ho scritto i miei primi racconti lunghi, premiati a volte nei concorsi letterari. Nel 2009 scrivo L’angolo buio del cuore che rinasce nel 2025 con il suo titolo originale L’ultimo paga da bere pubblicato in self-publishing su Amazon.
Se dovessi raccontare questo romanzo a un lettore, come lo descriveresti?
Raccontare Come cavalli Rossi è difficilissimo… è un romance, dark, maschio-maschio. Una storia che ti fa incazzare tanto e sorridere poco ma che ti lascia la consapevolezza che una salvezza sia possibile per tutti, anche quando non hai nulla contro cui combattere: l’importante è che non manchi qualcuno per cui combattere. E’ un romanzo da non leggere se non sei disposto a metterci il cuore, oltre agli occhi, è una storia che ti mette alla prova: devi essere disposto a dare a Kian e Denis una possibilità. Altrimenti, lascia perdere.
Qual è il fulcro di questa storia?
Il fulcro della storia è l’amore: per se stessi prima di tutto, anche quando non esiste una ragione per amarsi: Kian e Denis da soli non hanno senso, insieme sì. I vuoti possono solo diventare spazi… perché anche la più stronza delle vite ti concede una tregua.
Quale messaggio vuoi lanciare?
Mi piacerebbe poter trasmettere a chi legge il senso di riscatto di due vite che non hanno molto da spendere e tanto da buttare. Mi piacerebbe poter lanciare un grido di denuncia perché quello che succede a Kian, anche se amplificato a favore della trama, è qualcosa che può succedere davvero e che forse è successo davvero (il libro è ispirato al podcast Veleno di Pablo Trincia e ai bambini della bassa modenese).