
Classe 1999, nato vicino Foggia ma cresciuto a Rimini, Nardo trasforma le proprie cicatrici in versi. Con il nuovo singolo apre una porta sul proprio passato, tra vizi, cadute e una convinzione che gli ha permesso di rialzarsi: la ruota gira per tutti, prima o poi.

Ciao Nardo, prima di essere un nome sulla scena urban eri un ragazzo che scriveva le prime rime sui quaderni e sulle note del cellulare, a quattordici anni. Cosa resta oggi di quel ragazzo, e cosa senti invece di aver lasciato definitivamente alle spalle?
Resto lo stesso ragazzo di 13 anni fa, con la stessa voglia di fare musica e con la stessa passione, per me ogni volta che entro in studio o faccio uscire una traccia e sempre come se fosse la prima volta, naturalmente la differenza che c’è tra il presente e il passato è essere più maturo e prendere la cosa molto più seriamente, non mettendo frasi fatte solo in rima ma per trasmettere un messaggio o un emozione.
In un passaggio del brano scrivi “sono uscito dalla gabbia e dal fango”, un’immagine molto forte e diretta. Quanto c’è di autobiografico in quella frase, e a quale momento preciso della tua vita pensavi mentre la scrivevi?
Non solo Karma ma L’intero album è autobiografico, tutto ciò che viene espresso nelle varie tracce sono frammenti della mia storia, del mio subconscio, del mio essere in quel determinato periodo che stavo affrontando che poi si son trasformate in quelle 10 tracce, il tutto veniva scritto man mano che affrontavo tutti questi momenti
Quali artisti, italiani o internazionali, senti più vicini al tuo modo di scrivere e di stare sulla scena in questo momento, e quanto hanno influenzato concretamente le scelte fatte su Karma?
Non molti artisti vanno sul concius nel 2026, è una cosa che si è persa da qualche anno, Se dovessi citarne qualcuno direi : Shiva, Capo Plaza, LilCr Ma non hanno avuto un influenza sul mio progetto, perché L’intenzione è stata quella di mettermi a nudo e senza filtri quello che è stato il mio stare male, infatti anche la scelta dei feat (solo due presenti) è stata fatta per non contaminare quello che volevo trasmettere di me stesso.
C’è un’abitudine o un piccolo rito che segui sempre prima di entrare in studio a registrare, magari qualcosa che nessuno si aspetterebbe da te?
No di norma prima di entrare in studio riascolto le demo delle tracce che poi vado a registrare per avere un focus su quello che poi deve essere il progetto finito. Diciamo che sono molto nella mia confort zone in studio.