
Un romanzo che mescola nostalgia anni Ottanta, spiritualità e introspezione. Riccardo Bonini e Gianna Scrivani raccontano con leggerezza e profondità un viaggio tra realtà e Aldilà, affidato a un adolescente insicuro ma capace di scoprire la propria forza interiore. Un fantasy che diventa specchio dell’anima.

Che tipo di lettore avevate in mente mentre scrivevate questo romanzo?
Riki – Nessuna tipologia di lettore in particolare. Avevamo qualcosa da raccontare e lo abbiamo fatto, come se stessimo parlando a degli amici.
Gianna – E soprattutto, con l’ironia che ci è abituale, senza essere eccessivamente ostici. Il proposito era di arrivare a tutti; speriamo di esserci riusciti!
La spiritualità che attraversa il libro è molto concreta. È qualcosa che vivete quotidianamente?
Gianna – La consapevolezza della presenza di anime attorno a noi e in altri paralleli, è talmente radicata, che è parte integrante delle nostre vite. L’aldilà non è un pensiero fisso; viviamo la nostra vita terrena normalmente, salvo quando festeggiamo i compleanni dei nostri amici spiriti, e non sappiamo come spiegare al pasticciere gli anni che deve scrivere sulla torta…
Riki – L’esperienza vissuta ci ha cambiati: avere avuto alcune anticipazioni di ciò che ci sarà dopo ti dà delle certezze in più e, in qualche modo, ti rasserena.
Gianna – Per me è stato lo stimolo per coltivare la mia curiosità, per scrutarmi nel profondo, per approfondire studi, per trovare analogie tra scienza, fisica e spiritualità; per sperimentare.
Vi riconoscete più nei tratti del protagonista Riki o di altri personaggi della storia?
Gianna – Al di là di essere protagonista io stessa nel libro, mi ritrovo anche nel Riki sedicenne, quando non ha abbastanza fiducia in sé stesso, per credere di essere stato scelto.
Riki – Sì, ovviamente mi riconosco in Riki. Gianna ha fatto una fotografia di me molto vicina alla realtà: insicuro, timoroso, sensibile, pasticcione, anche se, crescendo, spero di essere migliorato… Una cosa non è mutata rispetto a com’ero nel 1980: la testa piena di domande e la costante irrequietezza che mi accompagna in ogni momento della mia vita.
Il fantasy è spesso considerato un genere di “evasione”. Voi invece lo usate per esplorare l’interiorità. Perché questa scelta?
Riki – Ciò che volevamo raccontare è un argomento che, seppur in maniera diversa, fa leva sull’emotività delle persone. L’intenzione era di non urtare la sensibilità del lettore: parlare di spiriti e Aldilà, evitando di prenderci troppo sul serio. Da qui, l’idea di usare la leggerezza di un fantasy per trasmettere il nostro messaggio.
Gianna – Durante la stesura del testo, mi sono accorta che i personaggi erano talmente veri, che era impossibile non ritrovarsi in loro. Non abbiamo inventato nulla; abbiamo solo osservato la realtà, ed essa ti racconta tutto. Ti insegna, in modo semplice, divertente, profondo, a esplorarti dentro.
Come sperate che il lettore si senta una volta chiuso il libro?
Gianna – Spero si senta più consapevole. Una maggior conoscenza ti aiuta ad avere pace dentro; dona forza e, soprattutto, la libertà di essere te stesso, senza dover scimmiottare gli altri.
Riki – Mi piacerebbe pensare che quello che abbiamo scritto possa regalare momenti di serenità e di svago; allontanare la mente dalla realtà, che poi è quello che dovrebbe fare un buon libro.