
Scritto anni fa e rimasto a lungo in un cassetto, il romanzo torna alla luce dopo un percorso di cura dell’autrice, diventando il simbolo di una ripartenza

È in vendita su Amazon “La notte dell’anima”, romanzo d’esordio di Melania Cavuto. Tutto parte da un Capodanno e da una decisione presa d’istinto, quella di lasciare una vita già scritta per rincorrere qualcosa di nuovo. Da lì in avanti, la protagonista racconta in prima persona quanto quella scelta, vissuta come una liberazione, la faccia invece precipitare dentro un legame sempre più opaco, dove ogni certezza va riconquistata giorno dopo giorno, mentre la realtà stessa comincia ad apparire meno affidabile.
Il romanzo evita deliberatamente le parole con cui oggi si parla di relazioni tossiche. Cavuto non spiega, non etichetta: costruisce invece un racconto totalmente interno al punto di vista della protagonista, in cui il lettore non osserva gli eventi dall’esterno ma li attraversa insieme a lei, con la stessa fatica a metterli a fuoco. È una scelta che evita che il libro diventi una diagnosi e lo trasforma invece in un’esperienza condivisa.
Colpisce, in questa voce narrante, l’assenza quasi totale di autoindulgenza: la protagonista, donna colta e realizzata, tende semmai a giudicare se stessa con più durezza di quanta ne riservi all’uomo che la sta lentamente logorando. Anche lui sfugge a una lettura semplice: non un mostro né una macchietta, ma una figura che alterna momenti di apparente empatia a una rigidità di fondo, l’incapacità di ammettere un punto di vista diverso dal proprio.
“Come cambia una persona quando, giorno dopo giorno, smette di fidarsi di se stessa?”
Sono tanti i libri che affrontano il tema di un legame malato, quasi sempre mettendo il lettore al sicuro, fuori dalla vicenda, con una vittima da compatire e un colpevole da riconoscere subito. “La notte dell’anima” rovescia questa impostazione: chi legge viene trascinato negli stessi dubbi della protagonista, costretto a oscillare, come lei, tra il giudizio e la comprensione, tra la ribellione e l’adeguarsi, senza mai poter contare su una lettura univoca.
Attorno al filo principale, il romanzo si allarga su altri terreni che ne arricchiscono il tessuto emotivo: una depressione mai nominata direttamente ma presente come sfondo di ogni scelta compiuta; una passione per il cinema che diventa, pagina dopo pagina, la chiave stessa con cui la protagonista legge la propria vita, tra continui richiami ai classici del grande schermo; e un bisogno, molto umano, di cercare un senso in segni e coincidenze, quando i punti di riferimento consueti vengono meno.
Non ci sono scorciatoie, in questo libro, né un epilogo che metta ordine in tutto: Melania Cavuto lascia che la vicenda si chiuda con la stessa onestà scomoda con cui è stata raccontata, restituendo al lettore la fatica reale, mai lineare, di tornare a fidarsi del proprio sguardo sul mondo.
Melania Cavuto
Classe 1974, laureata in Lettere moderne, Melania Cavuto insegna da oltre vent’anni e ha collaborato nel tempo con il quotidiano Il Giorno e con diversi uffici stampa. Per lei la scrittura è sempre stata un terreno privato di riflessione, prima ancora che un mestiere. “La notte dell’anima” nasce proprio da lì: un manoscritto composto molti anni fa e poi accantonato, riemerso solo di recente, al termine di un impegnativo periodo personale che l’autrice ha attraversato e che le ha donato, insieme alla voglia di ripartire, anche il coraggio di consegnare queste pagine ai lettori. Nel romanzo non cerca formule né spiegazioni: le interessa piuttosto restituire, senza filtri, la fatica e la ricchezza dei legami che tutti attraversiamo, in amore come in famiglia, in amicizia come sul lavoro.
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