
Un inno alla determinazione e alla fiducia, “Devi dimostrare” di Gianni Rotella è una carezza sonora che invita all’azione concreta. In questa intervista, il cantautore genovese si racconta con autenticità, tra emozioni vissute, collaborazioni preziose e una musica che parla chiaro senza perdere profondità.

Gianni, dopo anni di musica e concerti, come definiresti l’ evoluzione del tuo percorso artistico fino a questo nuovo singolo?
Ogni esperienza è un’ occasione di crescita, la mia sfida è sempre stata quella di cercare di essere credibile e riconoscibile nei testi, parlando dei vari argomenti senza mai cadere nel banale. L’incontro con Andrea Maddalone, che arrangia in modo magistrale tutti i miei brani, ha fatto la differenza e ogni volta è uno sprone a fare sempre meglio.
Il testo di ” Devi dimostrare” riflette un’ idea di autenticità e forza interiore. Quali esperienze di vita ti hanno maggiormente influenzato nella scrittura del brano?
Diciamo che sto cercando di imparare ad accettare le cose brutte che accadono senza che nessuno ne abbia colpa. E’ inutile piangersi addosso, bisogna combattere, credere in noi stessi e nei nostri talenti aggrappandoci a chi ci vuole bene senza perdere la curiosità di andare a vedere cosa può succedere. Se riusciamo ad andare oltre i nostri limiti potremmo riscoprirci migliori di quello che pensavamo di essere.
La performance live e l’ ascolto in studio trasmettono sensazioni diverse. Come affronti la differenza tra l’energia del palco e l’ intimità della registrazione?
Durante la registrazione si guarda di più ai dettagli, cerchi l’ incastro giusto tra le parole e la musica scavandoti nell’anima. Dal vivo il ritorno delle emozioni che ti arrivano dal pubblico ti alza l’ adrenalina e ti portano in un’ altra dimensione, è la parte più bella del progetto.
In che modo i tuoi primi passi nella musica da giovane, con le prime canzoni e i concerti nelle piazze della Liguria, hanno plasmato oggi il tuo stile?
In maniera fondamentale, avevo 16 anni quando ho fatto il mio primo concerto, non ero ancora capace a suonare la chitarra, inventavo le melodie, scrivevo i testi e facevo cercare gli accordi ai miei amici più grandi. Negli anni ho cercato di non perdere quella magia e credo di esserci riuscito anche per il fatto che per campare faccio il gommista, quindi non ho pressioni da parte di nessuno e scrivo quando e quello che voglio. Non essere famosi ha i suoi vantaggi.