Dalla purezza del pianoforte alla synthwave: il viaggio di Massimo De Simone guidato da una “Lanterna di fuoco”

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In un panorama discografico spesso dominato da formule seriali e caselle prefabbricate, scegliere l’eclettismo e la complessità espressiva è un autentico atto di resistenza artistica. È su questo crinale — dove la disciplina del pianoforte classico dialoga senza timore con la drammaturgia teatrale, la canzone d’autore e l’immaginario cinematografico — che si muove la visione di Massimo De Simone.
Con il singolo “Lanterna di fuoco”, l’autore e compositore crea un ponte suggestivo tra terra e cielo, fondendo melodie intime e caldi tappeti synthwave per riaccendere i ricordi più puri dell’infanzia e trasformarli in una bussola emotiva universale. Nutrito da maestri assoluti come Battiato, i Queen e la letteratura fantascientifica di Asimov, De Simone non teme di andare controcorrente.
In questa intervista su Cyrano Factory, l’artista ripercorre le sfide degli esordi e la difesa della propria libertà creativa, svelando in anteprima la direzione dei suoi prossimi capitoli: un’evoluzione ritmica, pulsante e sci-fi che prosegue l’esplorazione dell’animo umano attraverso le stelle.

Alle spalle hai una solida formazione pianistica e un percorso eclettico che unisce cantautorato, teatro musicale e narrazione per immagini: quali sfide hai affrontato all’inizio della tua carriera musicale?
La mia più grande sfida iniziale è stata far coesistere la rigorosa disciplina del pianoforte classico con la libertà del cantautorato e la drammaturgia del teatro musicale. Il mercato cercava etichette rigide, mentre io volevo che la musica dialogasse costantemente con la narrazione per immagini e la ricerca sonora. Il timore iniziale era proprio quello di non trovare spazio in un settore fortemente compartimentato e abituato a categorie ristrette. Ho scelto di superare questo ostacolo puntando con decisione sull’eclettismo e sulla coerenza espressiva. Quella che sembrava una frammentazione è diventata la cifra stilistica autentica di ogni mio progetto.

Il tuo percorso artistico testimonia una profonda coerenza e una visione mai omologata: c’è stato un momento particolarmente complesso che ha contribuito a plasmare la tua determinazione espressiva?
Ci sono stati momenti in cui la ricerca di una voce autentica, capace di unire la scrittura d’autore, il teatro e le immagini, sembrava andare controcorrente rispetto alle logiche commerciali del momento. Scegliere di non scendere a compromessi artistici, difendendo la complessità di un linguaggio che unisce radici profonde e visioni futuristiche, ha richiesto una forte resilienza.
Quella complessità e quei momenti di resistenza hanno fatto da fucina alla mia determinazione: mi hanno insegnato che la vera coerenza non è una strada comoda, ma l’unica bussola possibile per chi vuole lasciare un segno autentico attraverso l’arte.

Quali maestri, mondi artistici (dalla grande canzone d’autore alla letteratura) o eventi hanno avuto l’impatto più significativo sui tuoi primi lavori?
I maestri che hanno segnato profondamente il mio percorso sono quelli capaci di unire la profondità del pensiero a una visione universale e poetica, proprio come Franco Battiato.. A lui si affiancano la teatralità e la grandezza compositiva dei Queen, capaci di abbattere i confini tra generi. Accanto alla musica, un impatto determinante è arrivato dalla letteratura e dall’immaginario visivo e fantascientifico, ad esempio Tolkien ed Asimov. Infine i grandi poeti italiani, su tutti Leopardi e Pascoli.

Con il bagaglio di esperienze umane e musicali maturato finora, se potessi dare un consiglio al “te” degli esordi, cosa gli diresti?
Al me degli esordi direi di non avere fretta di trovare una casella in cui incastrarsi, perché la coerenza e l’eclettismo non sono un limite, ma la vera forza di un percorso d’autore. Gli direi di proteggere quella urgenza espressiva che unisce il pianoforte, il teatro e le immagini, senza temere di andare controcorrente o di sfidare le etichette rigide del mercato. La strada che unisce le radici più intime — come i ricordi d’infanzia o i giochi con una lanterna di fuoco — a visioni cosmiche e futuristiche è lunga e richiede resistenza, ma è l’unica autenticamente nostra.

Come è nato il titolo “Lanterna di fuoco” e cosa simboleggia questa luce-guida all’interno della tua poetica?
Dal punto di vista melodico e compositivo, il brano guarda alla grande lezione della canzone d’autore italiana — che predilige la profondità dei testi e la forza evocativa delle parole — unita a strutture pop e synthwave dal respiro contemporaneo. A livello di arrangiamento, la tensione cinematografica del pezzo si regge sul contrasto dinamico e intimo tra la purezza di un pianoforte solitario e i tappeti caldi di sintetizzatori profondi, capaci di evocare uno spazio che unisce la terra alle stelle.

Puoi condividere qualche anticipazione su cosa i lettori possono aspettarsi dai tuoi prossimi progetti discografici?
Certo!
Se Lanterna di fuoco e i pezzi precedenti giocavano molto sulla sospensione, sull’intimismo e su atmosfere più raccolte, la nuova fase esplorerà una scrittura ritmica più serrata. Parliamo di BPM più alti (attorno a quell’area dinamica tra i 105 e i 115 BPM) dove i pattern di batteria — fortemente ispirati alle produzioni synthwave e alle ritmiche pop elettroniche contemporanee prendono il comando. I sintetizzatori non faranno più solo da tappeto morbido, ma diventeranno sequenze pulsanti e taglienti, capaci di fondere l’energia dei club con la profondità della nostra scrittura d’autore. Sarà un pop elettronico e sci-fi in cui il corpo risponde al ritmo prima ancora della mente, senza però perdere mai quella spina dorsale melodica e cinematografica che caratterizza ogni mia produzione.
Il viaggio continua con “Viandante di stelle” e “Codici e costellazioni”!

- 29/09/2026

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