“Altolà”, GIUMMO dà voce alla rabbia di chi non vuole essere giudicato

  • WhatsApp
  • Telegram
  • Reddit
  • LinkedIn

Tra il lavoro in cantiere e la musica, GIUMMO racconta una realtà fatta di sacrifici, giornate pesanti e giudizi affrettati. Con il nuovo singolo “Altolà”, trasforma la frustrazione in un invito a fermarsi prima di puntare il dito. La sua identità, sospesa tra realtà e finzione, prende forma attraverso una maschera e un’estetica urbana, cupa e cinematografica. In questa intervista parla delle esperienze che alimentano la sua scrittura, del percorso artistico e dei progetti che verranno.

Quali difficoltà della vita quotidiana hanno ispirato il tuo progetto artistico e il modo diretto con cui racconti la realtà?

La mia vita è quella di una persona che si alza, va a lavorare e si guadagna da vivere con la fatica. Lavorando in cantiere impari a conoscere i sacrifici e il valore delle cose, ma impari anche a osservare le persone. Tutto questo entra nella mia musica, insieme alle contraddizioni di una società in cui spesso conta più quello che sembri di quello che sei davvero.

In “Altolà” trasformi la rabbia e la frustrazione in musica. C’è stato un momento in cui hai sentito il bisogno di dire basta e che ha dato forma al brano?

Non c’è stato un momento preciso, è più una sensazione che si accumula nel tempo. Vedi situazioni, ascolti giudizi e ti rendi conto che spesso le persone parlano senza conoscere la tua storia. A un certo punto senti il bisogno di mettere un limite. “ALTOLÀ” nasce anche da questo: non pretendo che tutti mi capiscano, ma vorrei che prima di giudicare qualcuno si provasse almeno a conoscerlo.

GIUMMO dà voce all’operaio urbano e alle contraddizioni della società contemporanea. Quali aspetti della realtà di tutti i giorni hanno influenzato maggiormente la tua scrittura?

Mi ispira quello che vivo e quello che vedo intorno a me. So cosa significa lavorare tutto il giorno, tornare a casa stanco e continuare a pensare a quello che devi affrontare il giorno dopo. Per questo mi colpisce chi fa sacrifici senza ricevere riconoscimenti e chi viene giudicato solo dalle apparenze. Sono cose concrete, che conosco, e preferisco raccontare quelle piuttosto che inventarmi una vita che non mi appartiene.

Se potessi dare un consiglio al te stesso agli inizi della carriera musicale, quale sarebbe?

Gli direi di non avere fretta e di non farsi condizionare troppo dai risultati. Quando inizi, vorresti che le persone ti ascoltassero subito e riconoscessero quello che fai, ma non funziona sempre così. Gli direi di continuare a lavorare, sia nella musica sia nella vita, e di non perdere la propria identità per piacere agli altri. Alla fine, voglio potermi guardare indietro sapendo di aver fatto le cose a modo mio.

Il brano parla di giudizi, false apparenze e della fatica di arrivare a fine mese. Quali esperienze o riflessioni ti hanno ispirato nella scrittura e nel suono di “Altolà”?

Sono temi che sento vicini perché fanno parte della realtà che vivo e osservo ogni giorno. Mi dà fastidio quando si giudica una persona senza sapere quanti sacrifici abbia fatto o cosa stia passando. Con “ALTOLÀ” volevo dare voce a questa sensazione, con un brano diretto e un suono deciso. Non volevo addolcire il messaggio: doveva arrivare così com’è, senza troppi giri di parole.

Il titolo “Altolà” è un invito a fermarsi e pensare prima di giudicare. Come hai scelto questa parola e che significato personale ha per te?

Mi piaceva l’idea di una parola che fosse immediata, che arrivasse senza bisogno di tante spiegazioni. “ALTOLÀ” per me significa mettere un confine e dire: prima di giudicarmi, fermati un attimo. Non significa sentirmi superiore agli altri, ma non voler essere definito da chi non conosce la mia storia. Credo che a tutti, prima o poi, capiti di sentirsi giudicati senza essere davvero ascoltati.

Il tuo progetto si muove tra realtà e finzione, con una maschera e un’estetica urbana, cupa e cinematografica. Puoi anticiparci cosa possiamo aspettarci dai tuoi prossimi lavori e da questa identità artistica?

La maschera è una parte fondamentale di GIUMMO. Le due G sono il mio simbolo, un elemento che rappresenta l’identità del progetto e che voglio rendere riconoscibile nel tempo. Allo stesso tempo, la maschera dà forma a un personaggio che può esprimersi senza limiti, affrontando temi e situazioni anche scomodi. Nei prossimi lavori voglio continuare a sviluppare questo mondo, sia attraverso la musica sia attraverso le immagini, sperimentando senza perdere il legame con la realtà da cui parto.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi artistici?

Voglio continuare a pubblicare musica e far conoscere GIUMMO a persone che magari oggi non sanno nemmeno chi sono. Ho tanti pensieri e storie che vorrei trasformare in canzoni, e mi interessa che ogni uscita mostri qualcosa di diverso di me. Naturalmente spero di crescere e arrivare sempre più lontano, ma senza dimenticare che tutto nasce da una passione che porto avanti anche dopo una giornata di lavoro.

- 26/10/2026

ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

Subscribe

* indicates required
© Cyrano Factory è prodotto da Media Factory Adv. All rights reserved.
ACCEDI CONTATTI REGISTRATI AUTORI