
C’è chi costruisce carriere e chi costruisce relazioni. E poi c’è chi riesce a trasformare le relazioni in valore.
Oksana Kuzmenko appartiene a questa terza categoria.
Non ama definirsi ed è forse proprio qui la chiave. Perché il suo lavoro sfugge alle etichette semplici: non è solo networking, non è solo pubbliche relazioni. È qualcosa di più sottile, e anche più complesso.
Negli ultimi anni il suo nome ha iniziato a muoversi con naturalezza nei contesti più selettivi d’Europa. Ma ridurla a una presenza nei “salotti giusti” sarebbe una semplificazione. Il suo spazio è altrove: nella capacità, rara, di leggere le persone prima ancora che si raccontino e di intuire cosa può nascere da un incontro costruito con precisione.
Ucraina di origine, italiana d’adozione, ha costruito nel tempo una rete fondata sulla fiducia prima ancora che sui contatti. Ed è esattamente lì che si gioca il suo lavoro: mettere in relazione le persone giuste, nel momento giusto.
Ha trasformato la relazione in una vera infrastruttura professionale: un sistema in cui talento, risorse e credibilità si incontrano e generano possibilità.
Perché, nel suo mondo, le connessioni non sono mai casuali. Sono scelte.
Partiamo dal principio: quando ha veramente capito che le connessioni sarebbero diventate il suo lavoro?
Non c’è stato un momento preciso. È qualcosa che ho capito nel tempo, viaggiando molto e confrontandomi con contesti diversi. A un certo punto ti accorgi che le relazioni fanno davvero la differenza, ovunque: nel lavoro, nei progetti, nelle opportunità.
Oggi si parla tanto di “influenza”, ma secondo me ha cambiato significato. Non è più solo potere, è capacità di creare collegamenti tra persone che da sole non si incontrerebbero mai.
Spesso il suo lavoro viene ridotto a “mettere in contatto le persone”. Ma è davvero così semplice?
No, per niente. Quella è la parte visibile, ma è la meno interessante. Il punto è costruire prima una rete credibile. Devi sapere con chi hai a che fare, che tipo di professionista è, come lavora. E poi capire se ha senso farlo incontrare con qualcun altro.
Non tutte le connessioni funzionano. Anzi, molte è meglio non farle.
Lei lavora molto sulla reputazione. In alcuni ambienti la parola data conta ancora più di un contratto. È davvero così?
Sì, ma non è automatico.
Funziona solo se dietro c’è un percorso. Io lavoro con persone che hanno già una reputazione solida. Quando sai con chi stai lavorando, non hai bisogno di troppe sovrastrutture. La fiducia diventa più concreta di tante carte firmate.
La sua storia personale attraversa più Paesi e culture. Questo sguardo internazionale è stato un vantaggio?
Assolutamente sì. Mi sono sempre sentita una cittadina del mondo. Credo che oggi il limite più grande sia una visione troppo chiusa, troppo legata al proprio contesto. Valorizzare le proprie radici è fondamentale, ma lo è altrettanto saper riconoscere il valore altrove. È così che si cresce davvero: mettendo in relazione eccellenze diverse.
Quando decide di sostenere un progetto o un talento, cosa osserva per prima cosa?
L’unicità, prima di tutto. E poi la serietà delle persone coinvolte. Se non c’è una base solida, non ha senso attivare connessioni. Quando invece riconosco qualità e potenziale, allora sì: mi espongo in prima persona.
Lei è coinvolta anche in progetti con una forte dimensione culturale. Quanto è importante questo aspetto?
È centrale. La cultura genera apertura, visione, evoluzione. Dove c’è cultura, c’è crescita… non solo economica, ma anche sociale. Per me è una componente imprescindibile.
Essere un punto di riferimento significa anche assumersi responsabilità. Come gestisce questa pressione?
La gestisco lavorando bene prima. Se costruisci relazioni sane, con persone affidabili, poi tutto diventa più naturale. La fiducia non si improvvisa, si costruisce nel tempo.
Oggi è riconosciuta anche come una figura importante e influenteper il suo Paese d’origine. Che rapporto ha con le sue radici?
Molto forte. Quello che sono oggi viene anche da lì. Mi fa piacere essere riconosciuta, certo, ma quello che conta davvero è continuare a lavorare con i miei valori. È l’unico modo per non deludere le aspettative, anche le mie.
Guardando avanti: su cosa sta lavorando adesso?
Sto seguendo diversi progetti, soprattutto tra moda e cinema. Ma mi interessa molto anche il design, è un ambito che voglio esplorare di più. Tutto ciò che ha a che fare con la bellezza, in senso ampio, mi incuriosisce.
E la curiosità, in questo lavoro, è fondamentale.