“Non vieni mai”: Laleza rompe i tabù con ironia e coraggio

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Con “NON VIENI MAI”, Laleza affronta senza filtri il tema dell’anorgasmia e della difficoltà di vivere pienamente l’intimità. Tra sarcasmo e disillusione, la cantautrice trasforma esperienze personali di malattia e rinascita emotiva in un racconto autentico, dimostrando come la musica possa abbattere i tabù e dare voce alle fragilità.

“NON VIENI MAI” affronta il tema dell’anorgasmia, ma anche la difficoltà di vivere appieno le esperienze intime e relazionali. Come pensi che questo disturbo sia ancora troppo poco discusso nella società?
Viviamo bombardati da immagini ipersessualizzate e nell’obbligo di essere performanti. Ci vergogniamo a dire che qualcosa non funziona. Anneghiamo nel paradosso perfetto: sembriamo tutti in iper focus ed orientati alla performance, ma in realtà ci stiamo scollegando sempre più dal nostro corpo e dalle nostre emozioni. Parlare di anorgasmia e delle nostre difficoltà in modo diretto è un atto liberatorio, quasi punk.

Hai usato un linguaggio provocatorio e sarcastico. In che modo questo approccio aiuta a rendere il tema più accessibile o meno tabù?
L’ironia è la chiave per accedere ad argomenti talvolta percepiti come scomodi, di cui si fa fatica a parlare. Se in una canzone senti dire “Non vengo mai” forse è più facile rispondere “Ah, anche io”. L’ironia è inclusiva.

Hai dichiarato che la tua musica è il risultato di “viaggi astrali e psicofarmaci”. Come questi elementi si riflettono nel tuo processo creativo e nella tua visione artistica?
Soffro di patologie croniche molto serie per le quali ho uno stato di invalidità e disabilità, i farmaci fanno parte della mia routine giornaliera. Gli psicofarmaci mi hanno aiutato molto e mi aiutano attualmente insieme alla psicoterapia a poter vivere la mia vita con maggiore equilibrio. Nella mia musica c’è la mia vita, ed i farmaci ne sono una colonna portante. E sottolineo, sono ancora troppo stigmatizzati nel nostro paese. Per quanto riguarda i viaggi astrali, sono una persona molto spirituale, medito e pratico la Mindfulness, e questo mi è di grande stimolo per la mia creatività.

In “NON VIENI MAI” c’è un contrasto tra disillusione e speranza, tra apatia e desiderio di “sentirsi vivi”. Pensi che ci sia una speranza nascosta dietro questa disillusione, o la canzone è più un invito a godere dei momenti di leggerezza?
La speranza c’è. Ma forse per una prossima vita. NON VIENI MAI ti aiuta a riderci sopra.

Il brano è uscito nel contesto di un periodo storico in cui la salute mentale è un tema sempre più centrale. Quale ruolo pensi che la musica possa avere nel sensibilizzare su questioni così intime e universali?
Sono contenta che finalmente si cominci a parlare liberamente di disturbo mentale, di farmaci, di psicoterapia. Forse anche all’eccesso, in alcuni casi, ma meglio così. La musica è semplicemente uno dei veicoli quindi ben venga. Io parlo dei miei problemi, dei miei disagi, ma chissà quanti altri fuori vivono le stesse cose potendosi sentire compresi.

- 29/04/2025

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