Un cast di attori eccezionale, una profonda riflessione filosofica, un pezzo di storia adattato per lo spazio immersivo del Teatro Stanze Segrete di Roma: questo e molto altro ancora è “Wilhelm Furtwangler. Processo all’Arte” in scena fino al 9 febbraio nel teatro diretto da Ennio Coltorti.

Proprio Ennio Coltorti, affiancato da un ineccepibile Marco Mete, insieme a Tomaso Thellung, Virna Zorzan, Licia Amendola, Federico Boccanera è il protagonista di uno spettacolo che travalica i confini della performance per andare a toccare corde e riflessioni di portata esistenziale, mantenendo il mistero irrisolto, seppur analizzandolo e scandagliandolo in ogni suo passaggio.

Devono l’arte e l’artista nella sua creazione, prendere posizione attiva nel mondo? Ne hanno l’obbligo morale, oppure hanno solo la missione di comunicare un messaggio attraverso la bellezza che tramandano? La bellezza è un messaggio politico in sé, oppure necessita di schieramenti di sorta del bene sul male?

Gli interrogativi sviluppati da Coltorti, che ha adattato e diretto “Wilhelm Furtwangler. Processo all’Arte”, liberamente tratto da

Ronald Harwood, stuzzicano lo spettatore senza imporgli risposta alcuna, riuscendo, anzi, a mostrare le varie teorie, le facce della medaglia, dando voce alle diverse posizioni senza parteggiare per nessuna. Un’impresa non facile e perfettamente riuscita che fa sì che lo spettacolo risulti un appuntamento oltre il teatro, una vera e propria esperienza intellettuale ed emozionale, supportata da una squadra d’attori di altissimo livello, come non se ne vedono spesso.

Consigliatissimo.

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