“Vieni con me”: il viaggio interiore di Amira tra culture, musica e rinascita

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Con Vieni con me, il suo singolo d’esordio, Amira  ha portato al pubblico una visione musicale profondamente personale, sospesa tra Italia e Tunisia, tra scrittura intima e pulsazioni pop-house. Un brano nato da un momento difficile, trasformato in un atto di cura verso se stessi e in un invito universale all’ascolto interiore. In questa intervista, l’artista racconta la genesi del pezzo, le sue radici, il nuovo singolo “Mi amerò” e il suo percorso verso una musica capace di unire mondi, lingue e sensibilità diverse.

Partiamo dalle origini. Vieni con me nasce da un intreccio di culture e vissuti personali. Com’è nato questo brano e quanto c’è della tua storia dentro di esso?

Sì, Vieni con me nasce da un periodo particolare della mia vita. Dopo un momento complicato ho iniziato a scrivere: prima sul diario, per sfogarmi e capirmi, poi poesie, e da lì le melodie sono arrivate naturalmente. La canzone è nata così, da un invito rivolto prima a me stessa e poi agli altri: guardarsi dentro, riconoscere i propri talenti, ritrovare quei pezzi che nella frenesia quotidiana perdiamo. È un brano vissuto sulla mia pelle: ho capito che quello di cui avevo bisogno non era fuori, ma dentro di me.

Quando hai iniziato a scrivere, qual è stata l’esigenza che ti ha spinta a farlo?

Volevo rappresentare il mio mondo. La scrittura è stata un mezzo spontaneo, naturale. Nei momenti difficili spesso facciamo cose che ci fanno stare bene senza pensarci troppo. Per me mettere nero su bianco quello che provavo era l’unico modo per capirmi.

Il tuo debutto è molto personale. Hai sentito la necessità di partire con un brano “tuo” o in futuro immagini di cantare pezzi scritti da altri?

Per ora sto scoprendo la mia identità musicale e la mia voce. Ci sono generi che riesco a interpretare bene, come blues, jazz, soul, altri meno. Magari un giorno canterò anche brani di altri autori, perché no? Ma al momento sento forte il bisogno di raccontare me stessa.

Nei tuoi brani c’è sempre un intreccio tra Tunisia e Italia. Sarà così anche nei prossimi lavori?

Sì. Nel prossimo singolo ci sarà una parte in francese, oltre all’arabo e all’italiano. È uscito così naturalmente ed è rimasto così. È un brano pop/house, leggero, rilassato, con richiami alle mie origini. A me piace far arrivare messaggi importanti anche attraverso la leggerezza.

Quali sono state le tue principali influenze artistiche?

Ascolto tantissimi generi: pop, rock, rap. Ma negli ultimi tempi mi sto avvicinando molto al soul, al blues, al jazz. Amo anche la dance e la deep house, perché uniscono ritmo e profondità. “Vieni con me” nasce proprio dall’incrocio di mondi musicali diversi.

Uno dei tuoi tratti distintivi sembra essere proprio questo: messaggi profondi ma espressi con leggerezza. È la tua cifra stilistica?

Penso di sì. Dipende da come nasce il brano: se nasce triste, va bene così. La tristezza fa parte della vita. Ma in quel periodo della mia vita cercavo leggerezza e ho iniziato a scrivere così. Mi piace trattare temi profondi senza appesantire chi ascolta, ma apprezzo moltissimo anche la musica italiana più intensa.

A proposito di musica italiana: chi ti ha influenzata di più?

Amo tantissimo Dalida: ha vissuto tra culture diverse, come me e ha cantato in più lingue. La trovo ispirante. Poi Nina Zilli, che è una cantautrice che apprezzo molto. E anche Annalisa, sempre bravissima. Ci sono tanti artisti italiani che mi incuriosiscono.

Un duetto dei sogni?

Mi piace sperimentare, anche con artisti lontani dal mio genere. Ma sicuramente Annalisa, Nina Zilli o Giusy Ferreri sarebbero collaborazioni bellissime.

I tuoi prossimi singoli confluiranno in un EP?

Sì, dopo questo nuovo brano mi piacerebbe lavorare a un EP di cinque canzoni. Alcune più pop, altre più soul o blues. Sto ancora costruendo il percorso, ma sarà un progetto molto vario.

Hai una visione internazionale. Cosa pensi del mercato discografico italiano?

Credo che il mercato sia il risultato dei gusti del pubblico: è cambiato perché il mondo è diventato più veloce. Le persone cercano leggerezza. Non è né giusto né sbagliato, è un’evoluzione naturale. Anche il mercato internazionale segue la stessa logica: ciò che funziona viene riprodotto, ciò che non funziona scompare.

Parlando di gusto del pubblico: Sanremo. Ti piacerebbe partecipare? E cosa pensi del suo cambiamento negli anni?

Sanremo dovrebbe rappresentare tutte le sfumature della musica italiana: i pezzi più leggeri e quelli più profondi. Molto dipende dagli artisti che partecipano. A volte il mercato allontana un po’ dal cantautorato tradizionale, ma il Festival dovrebbe includere tutti. E sì, mi piacerebbe partecipare un giorno. Sarebbe un sogno.

Foto copertina – credit Domenico Gargarella

- 18/12/2025

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