VERTENZE POLITICHE SU UNA VERSIONE PORNOGRAFICA DEL MITO DI PASÌFAE

Scritto e diretto da Johannes Bramante

con Francesca Accardi, Davide Paciolla, Guido Targetti

 

Minosse, re di Creta, non era amato dal suo popolo perché non era figlio del precedente re Asterione, bensì di Zeus. Era figlio di un dio, eppure la gente non lo amava e tramava contro di lui. In preda alla disperazione, Minosse pregò il dio del mare Poseidone di inviargli un toro per dimostrare che invece gli dei apprezzavano le sue qualità di sovrano e promise, in cambio, di sacrificare quel toro in onore del dio, per manifestargli pubblicamente la sua devozione. Poseidone acconsentì, in fondo Minosse era figlio di Zeus, e gli donò un magnifico e possente toro bianco di gran valore. Non si era mai visto sulla terra un animale più bello. Come ogni buon dio che si rispetti, dopo avergli fatto il favore, Poseidone presentò il conto a Minosse e pretese che gli sacrificasse il toro, come stabilito. Minosse però non riuscì a uccidere una bestia così preziosa. Decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro. Pessima mossa, pensare di poter fregare un dio: pura follia. La punizione di Poseidone fu spietata e astuta: fece sì che Pasifae, la bellissima moglie di Minosse, si innamorasse perdutamente del toro stesso. La povera regina non capiva quello che le succedeva, soffriva inconcepibili e indicibili pene d’amore per quel toro bianco, lo desiderava oltre ogni immaginazione e ogni limite umano. Pasìfae fece di tutto per irretirlo ma, per quanto lo corteggiasse, il toro continuava a preferirle le mucche. Allora Pasìfae chiese all’architetto di corte, il celebre Dedalo, di costruirle una bellissima vacca di legno, dentro la quale ella si nascose sperando che il toro la possedesse. Per amore si fa tutto, si può arrivare persino a costruirsi una falsa identità. E il toro stavolta ci casca. Dal trucco zoofilo di Pasìfae nacque, nove mesi dopo, il Minotauro.

Vertenze Politiche su una Versione Pornografica del Mito di Pasìfae, completa la trilogia del mito di Johannes Bramante, che nella scorsa stagione ha messo in scena Alkestis 2.1 e Il Complesso Di Antigone. Johannes Bramante attinge al mito, ai personaggi, agli dei e alla narrazione di avvenimenti accaduti in un passato remotissimo e caricati di sacralità e significati ancestrali, per raccontare una storia tragica e violenta ambientata ai giorni nostri. Una storia moderna in cui i protagonisti conservano i tratti caratteriali degli uomini e degli dei alle origini del mondo: se oggi siamo quello che siamo, lo dobbiamo a quelli che ci hanno preceduto e al modo in cui sono riusciti a sopravvivere fino ad oggi.

Minosse si reincarna al vertice della “Creta Costruzioni SpA”, presidente di una società italiana attiva soprattutto nel settore turistico. Sa come sopravvivere in questo mondo e sta per condurre in porto – Poseidone permettendo – un progetto che prevede la costruzione di un grande resort per miliardari con piscine e campi da golf. Dispone di tutto il necessario per riuscirci, censo, soldi, potere e gli amici giusti. C’è solo un piccolo problema: sul terreno prescelto vive l’ultimo esemplare di toro bianco rimasto al mondo e quindi le amministrazioni non possono concedergli il permesso di costruire. Com’è possibile che a lui, proprio a lui, si neghi la possibilità di realizzare un progetto di quella importanza per salvare la vita a una futura bistecca? Minosse non vuole arrendersi alla legge e con i suoi amministratori delegati, Dedalo e Pasìfae, cerca la soluzione: ammazzare il toro, corrompere le autorità, comprare giornalisti, qualsiasi cosa pur di portare a casa il risultato. Nel chiuso del palazzo/ufficio della Creta Costruzioni, Minosse, Dedalo e Pasìfae ordiscono complotti contro le “forze esterne” che proteggono il toro bianco e danno vita a lotte intestine per il potere, una vera e propria guerra senza esclusione di colpi e senza limiti. Il loro stesso linguaggio mette a nudo le anime di tre affaristi senza scrupoli, tre “animali economici” devoti solo al denaro e al potere. Quando si combatte per i soldi, per gli orologi di lusso, le ville e le macchine, non c’è spazio per le buone maniere, le cravatte e i tailleur sono solo l’armatura che copre la famelica e volgare cupidigia, la sfrenata passione per se stessi e per le banconote, e il sesso è solo una delle armi da combattimento, forse quella che più evidenzia l’assenza totale di emozioni e il prevalere dei desideri più infimi dei protagonisti, ben oltre le puttane e la pornografia.

Fino a quando l’amministratrice delegata Pasìfae comincerà a difendere il toro bianco… Il ciclo della storia antica riprende e si rinnova là dove Pasifae aveva compiuto la vendetta di Poseidone, e si perpetua quanto stabilito dall’inizio dei tempi: la crudeltà degli uomini e degli “dei” non ha fine.

 

 

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