“Van Gogh – sulla soglia dell’eternità” di Julian Schnabel

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Il film “Van Gogh  –  sulla soglia dell’eternità” di Julian Schnabel, con Willem Dafoe, nel ruolo del geniale artista, narra gli ultimi anni della vita di Vincent nel periodo in cui, insofferente dei grigiori di Parigi, si trasferisce ad Arles, nel sud della Francia, e si intensifica la sua amicizia con Gauguin.

In questo periodo Vincent scopre il sole e la luce, che trasformeranno completamente la sua visione della natura, così si intensifica il suo rapporto viscerale con essa.

Sono appassionanti le scene in cui il regista racconta le lunghe passeggiate di Vincent fra i campi, con visioni a volo d’uccello, fra i girasoli e sulle zolle, accompagnate dal sottofondo di intense suonate  di pianoforte.

Così irrompono i colori sulle sue tele, a pennellate rapide e veloci, stesi con quantità copiose, quasi a rendere materici i suoi quadri.

Ma in questo periodo le sue nevrosi saranno incalzanti perché i rapporti con i locali diventeranno sempre più ostili, loro non apprezzano la sua arte e non comprendono la sua passione febbrile, tutto ciò lo farà bandire dalla “casa gialla”e sarà più volte ricoverato in ospedali psichiatrici.

L’unica consolazione di Van Gogh sarà il suo tenero legame con il fratello Teo, che di tanto in tanto lo andrà a trovare, e la sua amicizia complessa con Gauguin, espressa nella sue tante lettere accorate.  

Tutta la vita di Van Gogh, come quella di Gauguin, sono segnate dal destino, dall’insuccesso che poi li porta all’incomprensione e all’isolamento.

Sebbene tutti vogliano portare Vincent ad accettare l’idea che la sua pittura sia sgradevole, che la sua non sia arte, Van Gogh, che in un  primo momento aveva desiderato condividere la sue opere con il mondo, poi, nonostante la sua disperazione profonda, con una estrema lucidità, si rende sempre più conto che la sua pittura “è per coloro che non ancora sono nati” perciò accetta la evidente sconfitta perché desidera dipingere per l’eternità e anche perché solo dipingendo riesce a non pensare.

Willem Dafoe, che grazie alla sua intensa interpretazione ha già vinto la Coppa Volpi per il Miglior attore ed è candidato ai Golden Globe 2019 come Miglior attore in un film drammatico, dà un’ottima interpretazione, riuscendo a raccontarci l’intensità febbrile e la visione del mondo e della realtà molto personale e visionaria di Van Gogh, e nonostante la grande differenza di età tra l’artista e l’attore, il volto scavato di Willem Dafoe, da cui stagliano i suoi occhi azzurri, riesce a rendere credibile ogni scena, ogni espressione addolorata.

Crudele ed estremamente drammatica l’ultima scena in cui si svolge il funerale di Van Gogh, con la bara al centro e tutt’intorno le sue opere e i tanti acquirenti che, solo ora, dopo la sua drammatica morte, inizieranno ad apprezzare la sua arte e ad acquistare, in maniera quasi febbrile, dando alla storia una piega estremamente materialistica, andando a sottolineare tutto il dolore e la disperazione vissuta dall’artista in vita e la sua grande disgrazia nel non aver mai visto il suo successo, lasciato tutto ai suoi posteri, come spesso accade con i geni incompresi.  

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