Un libro che divide: perché “Anche là tramonta il sole” non si lascia leggere a metà

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Ci sono libri che funzionano meglio se non li si giudica con gli strumenti abituali del romanzo. “Anche là tramonta il sole” di Guglielmo Guzzo è uno di questi. Chi si avvicina cercando una trama costruita con ritmo e colpi di scena troverà poco da tenere. Chi invece è disposto ad accettare un testo che procede per immersione, per accumulo di immagini e sensazioni, troverà qualcosa di genuinamente suo. Il libro racconta la vita di Seb attraverso una serie di episodi che più che svolgersi sembrano riaffiorare: la capanna nel bosco costruita da ragazzo, la famiglia che si sgretola, la malattia contratta negli anni della città, il ritorno al luogo d’infanzia. Guzzo non costruisce un arco narrativo classico e questo, va detto con onestà, in alcuni punti lascia il lettore senza appigli: certi capitoli si chiudono senza una risoluzione chiara, e la tensione accumulata si disperde invece di trovare uno sfogo. Per chi ama la narrativa più distillata, può essere frustrante. Eppure ci sono pagine in questo libro che restano. L’incontro con Maggi nella radura, il modo in cui quella figura femminile riapre qualcosa che sembrava chiuso per sempre nel protagonista, è scritto con una delicatezza che Guzzo non ostenta mai. E il finale, con Seb che guarda il tramonto e decide che la vita è ancora qualcosa per cui vale la pena restare, arriva senza retorica, quasi in sordina. È un libro imperfetto. Ma le sue imperfezioni sono quelle di qualcuno che aveva davvero qualcosa da dire.

 

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- 23/06/2026

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