
“A tu per tu con il cielo” non è un libro per chi cerca la poesia come ornamento. Umberto Nardi scrive in modo diretto, a volte brutale, con un lessico che non concede sconti e un’urgenza che si sente in ogni strofa. Chi si aspetta costruzioni eleganti o distanza ironica rimarrà spiazzato. Chi invece è disposto a entrare in contatto con una voce autentica, nata da una vita vissuta fuori dai circuiti letterari ufficiali, troverà qui qualcosa di raro. Il libro è divisivo nel senso migliore del termine: costringe a schierarsi. Alcuni versi toccano corde profonde, soprattutto quelli dedicati alla spiritualità irregolare dell’autore, come nella lirica “Umile servo”, dove Nardi scrive: “Io sono un umile servo del Signore. / E prego perché il Cristo mi faccia sopportare / Me stesso e tutte le cazzate che faccio e che farò.” È preghiera e autoironia insieme, un equilibrio difficile che solo chi ha davvero attraversato certi abissi riesce a trovare senza scadere nella retorica. La raccolta è anche un atto coraggioso dal punto di vista editoriale: la copertina provocatoria, le fotografie inserite nel testo, il rifiuto di qualsiasi forma di autocensura formale. Non tutto funziona allo stesso modo. Ma l’onestà che attraversa il progetto letterario non si discute.