
Con “A cena”, i Tuttotace raccontano la forza della quotidianità e dei piccoli gesti che danno significato alle relazioni. Un brano essenziale nella forma, ma ricco di sfumature, che unisce influenze diverse e anticipa il percorso della band verso l’album in uscita nel 2027. Ne abbiamo parlato con loro in questa intervista.
Avete iniziato a scrivere “A cena” nel 2021. Riascoltando quella prima versione, cosa vi colpisce di più oggi?
Sentiamo quanto eravamo acerbi. A cena, nel 2021, è stata scritta in fretta e di getto, mettendo insieme le nostre influenze musicali, al tempo, va detto, ancora non ben armonizzate tra loro. In verità, però, la cosa che più ci colpisce è quanto gli intenti artistici e compositivi fossero gli stessi: il testo, le sezioni, l’incastro tra le varie parti strumentali e i respiri che queste danno rispetto alla voce, è tutto rimasto pressoché uguale. Per certi versi, si è solo “evoluto” lo stile, ma il brano non ha cambiato carattere.
Nel testo raccontate l’affetto senza ricorrere a grandi dichiarazioni. È una scelta che appartiene in generale al vostro modo di scrivere?
Almeno per questo primo disco, probabilmente no. La cifra della semplicità, la schiettezza, le parole semplici, sono presenti solo in questo brano. Spesso, invece, ci siamo trovati a utilizzare frasi costruite in modo abbastanza aggrovigliato, parole gonfie di significato, sempre a evocare una certa complessità di fondo, che in fin dei conti costruisce un testo che “sblocca” il suo senso solo dopo il terzo o quarto ascolto, anche dopo aver riflettuto bene sull’uso di questa o quella parola, che infatti non lasciamo mai a caso. “A cena”, invece, vuole proprio ricorrere alla semplicità perché il soggetto sarebbe snaturato se venisse articolato eccessivamente. L’intento è esattamente quello di non complicare né appesantire le emozioni più immediate, ma provare a evocarle con la stessa semplicità con cui si presentano. Sono stati d’animo spontanei che in modo semplice vanno espressi: con un testo scarno e immediato, senza parole complicate, così come ritrovandosi insieme a mangiare.
Le influenze musicali spaziano dal blues africano al rock alternativo degli anni Novanta. Da dove nasce questa curiosità verso mondi così diversi?
Inizialmente nasce dai nostri interessi personali, cioè di ciascun singolo membro della band: spesso, nell’arrangiare questo brano, abbiamo scherzosamente detto “stiamo a fa’ Bombino coi Verdena”. La verità è che, che si tratti di musica tuareg, rock alternativo, folk o blues, alla fine l’intento è sempre quello di armonizzare queste influenze andando a costruire un carattere nuovo, che poi è il sound dei tuttotace. Il disco che uscirà a marzo 2027 è frutto di questo tipo di sperimentalismo, di questo incastro tra le nostre sensibilità musicali. Il risultato di questo processo, crediamo, è qualcosa di originale, e portare qualcosa di nuovo è davvero uno dei nostri principali intenti, come progetto.
Nel videoclip le polaroid hanno un ruolo centrale. Che valore hanno i ricordi nella vostra scrittura?
Le polaroid non sono semplicemente ricordi, però. Sono ricordi fermi. La scelta di creare un video in stop-motion, mettendo in sequenza le polaroid, nasce proprio da questo: poiché ogni foto è la raffigurazione di un istante determinato all’interno di una scena che in realtà ha un movimento interno, porta con sé un’infinità di significati impliciti, parole dette o non dette, contesti reali o inventati. In ogni foto c’è un universo di realtà possibili. Il ricordo è solo apparentemente statico, perché è un insieme di questi frammenti, ciascuno dei quali porta in sé una moltitudine di storie aggrovigliate tra loro, impossibili da tracciare tutte simultaneamente. Crediamo che muoversi nei ricordi voglia dire proprio questo: interpretare ogni volta da capo questi frammenti e quindi vivere gli infiniti intrecci del proprio passato creandone ogni volta di nuovi, di originali, e reinterpretando la propria stessa storia alla luce del presente.
Se doveste descrivere “A cena” con una sola immagine, quale sarebbe?
La polaroid che inquadra la crostata, verso la fine del videoclip. Per una questione di immediatezza, schiettezza e semplicità della forma. L’affetto è un sentimento che non si dà in elaborate dichiarazioni più di quanto si dia in gesti davvero molto semplici, come preparare una crostata. E poi perché, vi possiamo assicurare, era buonissima.
C’è un dettaglio del brano che pensate possa essere scoperto solo dopo diversi ascolti?
Sì, più di uno, ma a questo punto perché lasciare uno spoiler così? È più soddisfacente ascoltare il brano e scoprirli da sé!