Tutto quello che rimane quando qualcuno sparisce: “Quel che resta di un’isola” di Anita Bozzo

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A volte un libro arriva in un momento preciso e ti sistema dentro qualcosa che non sapevi di avere spostato. “Quel che resta di un’isola” mi ha fatto questo effetto, e ho faticato a spiegarmelo all’inizio, perché non è un romanzo che ti prende per i risvolti della trama. Non c’è molto di drammatico, non nel senso classico del termine. È un libro che ti prende per la precisione con cui racconta cose che tutti conoscono ma pochi riescono a mettere in parole. Anita Bozzo racconta un’amicizia tra due donne, nata nell’infanzia tra gli scogli di un’isola greca e trascinata fino all’età adulta, con tutta la bellezza e tutta la fatica che questo comporta. Agnese, il personaggio intorno a cui tutto gravita, è una creatura straordinaria: selvatica e fragilissima, capace di farti sentire indispensabile e poi invisibile nello spazio di un pomeriggio. C’è una scena, tra le tante belle del libro, in cui Agnese da bambina porta la narratrice in acqua e le dice: “Io dico le cose al mare, lui sente perché anche le sirene sanno quello che dico.” È una frase piccola, ma in quel momento capisci esattamente chi è Agnese, e perché non riuscirai a smettere di pensarci. La parte milanese, quella dell’età adulta, è forse quella in cui il ritmo si allenta più del necessario: qualche scena avrebbe potuto essere potata senza perdere nulla di essenziale. Ma poi arrivi all’epilogo e capisci che era tutto necessario, anche il silenzio. Una prima prova narrativa seria. Non una promessa, già una voce.

QUEL CHE RESTA DI UN’ISOLA

- 03/06/2026

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