
«I suoni giocosi» e «Solaria, la figlia del Sole» non sono solo racconti, ma strumenti di guarigione e risveglio. Con delicatezza e intensità, Elena Ramona Potoroacă affronta i temi del linguaggio, del coraggio e della luce interiore, costruendo un ponte tra educazione, spiritualità e narrazione poetica.

Bentrovata, Elena Ramona. Quando hai maturato l’idea di rivolgerti ai bambini e ai genitori attraverso racconti simbolici e illustrati?
Grazie per l’invito. È un piacere essere qui con voi. Amo le storie e nel corso della vita mi sono resa conto di quanto sia importante l’immaginazione, la creatività e la trasmissione di messaggi in modi diversi. Fin da piccola mi è stato detto che sono una brava narratrice. Mi piaceva raccontare cose viste, ma anche tutto ciò che produceva la mia immaginazione. Lavorando con i bambini ho capito l’impatto della trasmissione dei messaggi attraverso le storie. Alcuni genitori opponevano resistenza alla ricezione di determinate informazioni riguardo ad aspetti del comportamento del bambino o di altra natura, erano riluttanti e in quel caso introducevo nel discorso storie vere, avvenimenti reali, per aiutarli a comprendere meglio e ad agire per il bene del bambino. Col tempo ho constatato quanto sia essenziale sapere come trasmettere un messaggio. Quando ho realizzato quante storie avevo creato spontaneamente in vari incontri o durante le lezioni a scuola, ho deciso di cominciare a scrivere. Le prime le ho raccontate ai bambini della scuola in cui lavoravo e le loro reazioni mi hanno reso subito felice e incoraggiata a continuare. Per me era già un pubblico importante e, da quelle prime esperienze, ha fatto nascere in me l’intenzione di pubblicare.
“I Suoni Giocosi” e “Solaria, la figlia del Sole” rappresentano dei passaggi importanti nella tua carriera autoriale e nel tuo lavoro olistico?
L’apparizione editoriale delle storie è una gioia per l’anima. Lontano dal mio paese, la Romania, sono riuscita a fare qualcosa che mi piace e la vedo come un grande successo che mi motiva a continuare a lavorare e a dare il meglio di me.
Tutto quello che faccio è la conseguenza del lavoro, della fede e della gioia di donare e lo faccio senza aspettative, come tappe importanti nella mia crescita come essere umano. La scrittura mi ha aiutato a comprendere meglio la pazienza, la perseveranza a studiare ciò che accade intorno a me e a fare ciò che amo. La mia crescita aumenta ad ogni incontro di lavoro terapeutico, ad ogni storia scritta o raccontata, ad ogni libro letto e ad ogni giornata vissuta bene. Per me è importante anche la reazione delle persone che mi sostengono e credono in me e la pubblicazione dei miei due libri li ha resi felici ed ha portato loro anche una gioia interiore.
Quali riscontri hai ricevuto finora da parte del pubblico, in particolare dai genitori, dagli insegnanti e dai bambini stessi?
Mi sono molto rallegrata quando ho ricevuto feedback positivi, dopo aver inviato i manoscritti per essere letti da persone in Romania e in Italia e per le reazioni delle case editrici. La traduzione delle storie ha comportato anche piccole modifiche e mi è piaciuto apportare aggiustamenti e nuove integrazioni ai racconti per renderli più comprensibili al pubblico italiano. Sono a conoscenza che si pubblica molto e che ora chiunque può togliersi la soddisfazione di pubblicare, anche se non si hanno temi importanti da trattare. I libri per bambini hanno un enorme mercato e io sono come la punta di un ago in questo settore, ma credo nella forza della mia scrittura, integrata dalle mie competenze acquisite con il mio profondo lavoro.
Negli ultimi anni ho ricevuto anche contatti da parte di bambini romeni e di alcuni genitori che sono entrati in contatto con le mie storie, anche grazie a un canale YouTube dove ho iniziato a pubblicare audio prima di presentare i miei libri. Ho avuto una grande soddisfazione quando insegnanti romeni mi hanno chiesto di utilizzare le mie storie come supporto per gli esami di abilitazione e per lavorare con i bambini.
Credi che ogni adulto debba imparare a riconnettersi con il proprio “bambino interiore” per vivere in modo più autentico? Perché è così fondamentale?
Sì, credo che ogni adulto abbia bisogno di ricordare il proprio bambino interiore, l’infanzia, i momenti meravigliosi vissuti e l’innocenza con cui vivevamo la serenità familiare e gli avvenimenti giornalieri. Ci sono alcuni adulti che si sono ricordati e che sanno essere in equilibrio con ciò che rappresenta il bambino interiore e l’adulto che è in loro. Non possiamo dire che tutti gli adulti abbiano avuto un’infanzia felice, ma quando ci riferiamo al bambino interiore parliamo della parte ludica che è e che è stata in noi. Abbiamo dimenticato come giocare, come distaccarci dai problemi quotidiani e come connetterci a quell’innocenza con cui siamo nati. Sì, lo so, viviamo tempi particolarmente interessanti, ma se noi non stiamo bene e non facciamo in modo di stare bene, chi si preoccuperà di questo? Chi lo farà al nostro posto? Indossiamo ogni giorno molte maschere e recitiamo molti ruoli, ma dimentichiamo di giocare il nostro e dimentichiamo di vivere la nostra storia in pace e serenità.