The Fottutissimi – chitarre nervose e groove senza filtri

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Con The Fottutissimi ci troviamo di fronte a un disco che punta dritto al punto: poche sovrastrutture, suono diretto ed una forte identità sonora. Qui il centro di gravità non è tanto la produzione levigata quanto l’energia della band che si muove con sicurezza dentro un territorio dove rock alternativo, attitudine punk e qualche eco new wave convivono con naturalezza.

Il primo elemento che colpisce è il suono delle chitarre: spesso sporche, compatte, con una compressione evidente che le rende dense e presenti nel mix. Non cercano la brillantezza patinata ma una pasta sonora più ruvida, che in diversi momenti richiama la tensione tipica del genere noise. Sono chitarre che lavorano molto sulle medie frequenze costruendo muri sonori nervosi ma sempre leggibili.

La batteria è un altro motore fondamentale del disco. Il groove non è mai troppo elaborato, ma proprio per questo risulta efficace: cassa e rullante lavorano con una spinta quasi punk, secca e senza sconti, sostenendo i brani con un impatto diretto. I piatti rimangono spesso asciutti, senza eccessive code, contribuendo a mantenere il sound compatto e frontale.

Il basso, pur restando spesso in secondo piano, svolge bene il suo compito: tenere insieme la struttura ritmica e dare profondità al suono complessivo, rafforzando la base su cui chitarre e voce possono muoversi.

La voce ha un carattere particolare. Non cerca l’eleganza melodica quanto piuttosto un’interpretazione espressiva, quasi parlata in alcuni momenti. Nei passaggi più tesi emerge una grana graffiante, soprattutto quando il brano aumenta di intensità e la voce si appoggia con decisione sulla ritmica.

Nel dettaglio dei brani ecco “Padre Nostro”: chitarre tese, groove lineare ed un canto che tiene insieme provocazione e riflessione. “Tigre” accelera le pulsazioni con un impianto più concitato, mentre “Shout”, la cover dei Tears for Fears, introduce un elemento interessante grazie alla presenza di una voce femminile pungente e luminosa che crea un bel contrasto timbrico con quella principale.

Con “Chat GPT” e “Rumore” il gruppo mostra la sua attitudine più essenziale: pochi elementi, arrangiamenti asciutti e grande attenzione al peso sonoro delle chitarre. “Spettro” e “Il velo di Maya” portano invece una dimensione più atmosferica, senza però perdere la compattezza del suono.

“Limiti”, “Se” e “Sogni appesi” confermano la scelta stilistica della band: un rock diretto, costruito su groove solidi e su un equilibrio efficace tra tensione e introspezione.

Il punto di forza dei The Fottutissimi è proprio questo: un suono riconoscibile e senza fronzoli, che punta più sull’impatto che sulla rifinitura.

Il disco funziona: ruvido, coerente e decisamente vivo.

Il disco uscirà il prossimo 17 aprile.

- 02/04/2026

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