“She” di Tony Fortunato: strumenti acustici ed elettronica si incontrano nel nuovo singolo

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Passato e futuro, materia e immaginazione, strumenti suonati ed elementi elettronici. In “She”, il nuovo singolo di Tony Fortunato, mondi apparentemente distanti si incontrano per dare vita a un brano energico, moderno e ricco di sfumature.

Alla base della composizione c’è il basso, strumento che l’artista considera il punto d’incontro ideale tra ritmo e melodia. La sua presenza sostiene il groove e dialoga con chitarre, sintetizzatori e beat, contribuendo a creare un suono pieno e immediatamente riconoscibile. La produzione non è però concepita come semplice ricerca tecnica: ogni scelta serve a restituire l’intenzione emotiva originaria e la carica provata durante la nascita del pezzo.

“She” è una canzone pensata per trasmettere movimento, ottimismo e voglia di fare. Un brano che potrebbe trovare la propria dimensione nelle radio, nei club e sul palco, ma che prima di tutto nasce da un’esigenza autentica di espressione personale.

Abbiamo incontrato Tony Fortunato per parlare del rapporto tra suoni organici ed elettronici, dell’importanza della qualità produttiva e di ciò che vorrebbe restasse agli ascoltatori oltre al groove del singolo.

In “She” convivono elementi acustici ed elettronici. Perché ti affascina questo dialogo?
In passato, devo essere sincero, ero un po’ avverso all’elettronica perché, molto ignorantemente, la consideravo “finta”. Poi ho iniziato a sperimentare con la mia prima tastiera e mi sono letteralmente innamorato dei singoli suoni, di quelle infinite sfumature e possibilità.
Unendo l’elettronica agli strumenti organici hai la sensazione che passato e futuro, tangibile e intangibile, si fondano. Metti insieme elementi che in natura non potrebbero mai coesistere – perché il suono elettronico di per sé non esiste nel mondo fisico – e scopri che in un brano si completano alla perfezione. Creano atmosfere impossibili da trovare fuori, ma che in fondo sentiamo risuonare già dentro di noi. È in assoluto uno degli aspetti che più mi affascinano della musica contemporanea.

Quanto tempo dedichi alla scelta dei suoni prima ancora di iniziare a registrare?
Dipende tantissimo, è un processo imprevedibile. A volte ho già tutto chiaro in testa e vado a colpo sicuro a pescare ciò che mi serve dalla libreria della DAW, risolvendo la cosa in pochi minuti. Altre volte sento l’intenzione di ciò che vorrei, ma non ce l’ho del tutto a fuoco: in quei casi posso passare ore o persino giorni ad ascoltare, provare e riprovare.
Quando non scatta subito la scintilla con un suono può diventare un’esperienza frustrante, quindi preferisco fermarmi, andare avanti con altro e riprenderlo in un secondo momento a mente fresca. Ma alla fine quello che cerchi lo trovi sempre… e se proprio non esiste, me lo creo io.

Esiste uno strumento che senti rappresentarti più di tutti?
Il basso, senza dubbi. È uno strumento che ho iniziato a suonare da pochissimo tempo, ma che per me racchiude la vera essenza della musica. Sta esattamente al centro tra ritmo e melodia: può replicare l’impatto percussivo e pieno della batteria e, allo stesso tempo, cantare una linea melodica.
Rispetto alla chitarra, le sue corde spesse ti danno una sensazione di controllo fisico incredibile sotto le dita. L’ampio spazio tra le corde lo rende gestibile a livello ritmico e ti permette, con tecniche come lo slap, di percuoterlo e creare impatti sonori decisi e incisivi. Il suo suono riempie la testa, gli ambienti e fa vibrare tutto. Dà una sensazione di potenza unica: può prendersi la scena da protagonista o restarsene in sottofondo a costruire l’atmosfera. È uno strumento incredibilmente versatile ed estremamente piacevole da suonare.

Quanto conta oggi la qualità della produzione nel successo di un brano pop?
È assolutamente essenziale. In primis per una questione di resa e di soddisfazione personale: sentire che il brano suona bene, pieno e bilanciato è il primo fondamentale obiettivo. Poi, in un mercato così vasto e competitivo, saper stare al passo con le produzioni internazionali ti permette di far emergere il pezzo e non farlo soffocare.
Ma la qualità della produzione serve soprattutto a raggiungere il livello espressivo desiderato. Parlando dei miei brani, se un pezzo non suona come si deve lo sentirei a metà: senza un’adeguata cura sonora non trasparirebbero tutte le intenzioni, le sfumature e la passione che ci ho messo dentro.

“She” possiede un ritornello molto immediato. Quanto lavori sulla capacità di un brano di restare in testa all’ascoltatore?
Onestamente, non è un aspetto che tengo in considerazione quando compongo. Il brano deve prima di tutto prendermi e rimanermi in testa: se funziona su di me, significa che mi piace davvero e che sono sulla strada giusta. Non pubblicherei mai qualcosa che non mi convince del tutto solo perché penso che possa piacere o funzionare per gli altri. Il primo vero filtro della mia musica sono io.

Ti piacerebbe vedere questo brano vivere soprattutto in radio, nei club o dal vivo?
Beh certo, mi piacerebbe tantissimo in ognuna di queste dimensioni! Sentire il frutto delle proprie fatiche risuonare in giro per il mondo, e non solo nell’ascolto individuale in cuffia, credo sia un’emozione pazzesca e una delle soddisfazioni più grandi in assoluto per qualsiasi artista.

Quale atmosfera speri che gli ascoltatori provino durante l’ascolto?
Spero che provino esattamente ciò che provo io: carica, energia, voglia di fare e profondo ottimismo. Far stare bene le persone con la propria musica credo debba essere uno degli obiettivi più importanti per qualsiasi autore. Trattandosi di un’espressione estremamente intima e personale, sapere che chi ascolta riceve la stessa sensazione di benessere e la stessa energia che ho sentito io mentre la creavo e tuttora quando l’ascolto è qualcosa di davvero fantastico!

Cosa vorresti che restasse di “She” oltre al suo groove?
Vorrei che rimanesse l’intenzione creativa che c’è dietro. Dietro ogni mio brano c’è sempre un’esigenza di espressione personale: “She” è nata nella mia testa, mi ha dato una carica enorme e ho voluto a tutti i costi darle vita e metterla nel mondo. Vorrei che passasse il messaggio che questo non è semplicemente un brano costruito tanto per, ma è una parte autentica di me stesso.

Qual è il complimento più bello che potrebbe ricevere questo singolo?
Onestamente non saprei, anche perché non sono uno che ricerca i complimenti! 😂 Credo che mi darebbe però soddisfazione vedere il brano che entra nella vita delle persone e trasmette loro la giusta carica.

- 26/07/2026

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