
“Vorrei”, il nuovo singolo dei Samar, nasce da un’intuizione improvvisa durante un viaggio in treno e si trasforma in un racconto intimo capace di parlare a tutti. Tra paesaggi che evocano l’infanzia e un processo creativo condiviso, il brano prende forma a partire da un semplice giro di chitarra, evolvendosi in una composizione curata nei dettagli.
In questa intervista per Cyrano Factory, la band racconta la genesi del pezzo, tra memoria, perdita e il bisogno di trasformare un’esperienza personale in una canzone universale.
Il brano nasce durante un viaggio in treno: cosa ricordate di quel momento preciso?
Fabio, il nostro frontman, era in treno e ha ricevuto un audio da David contenente un giro di chitarra. E’ stato molto evocativo, le prime parole sono uscite di getto, e sin da subito è stato chiaro che la musica si sarebbe fusa alle parole per parlare di qualcuno che non c’è più.
Quanto ha influito il paesaggio esterno sul flusso creativo?
È stato molto importante: vedere chilometri di campi è stato un po’ un ricordo di quelle che sono state l’infanzia e l’adolescenza di Fabio, passata in Sardegna in un piccolo paesino in mezzo alla campagna e al verde. Seppur distanti dalla natura dell’Isola, quei campi hanno creato una distanza con Milano, e quindi con la vita attuale. E il ricordo più nitido è andato alla casa in cui ha passato le estati, quella di sua nonna, con l’orto, il cortile, il tempo che scorreva lento: e da lì è nato l’incipit di “Vorrei”.
Il giro di chitarra è stato il punto di partenza: come si è sviluppato il resto?
Di solito le nostre canzoni nascono chitarra e voce: Fabio e David lavorano ad una bozza generale in acustico che poi viene ampliata, modificata e personalizzata dagli altri membri del gruppo. Siamo quindi partiti da quella chitarra acustica, per poi capire che era fondamentale iniziare con un pianoforte; abbiamo lavorato tanto anche sulle linee di basso, sugli stacchi di batteria e sull’assolo, per curare nel dettaglio ogni punto della canzone.
Le parole sono arrivate subito o avete rielaborato il testo nel tempo?
Il testo è stato elaborato più volte, cercando un equilibrio tra intimo e universale: volevamo qualcosa che rispecchiasse un’esperienza reale, ma che al contempo fosse condivisibile dall’ascoltatore; nella versione originale, c’erano riferimenti molto più specifici a momenti di vita vissuta, ma abbiamo preferito, pur tenendo la personalità del testo, fare zoom-out. La versione definitiva del testo è arrivata la sera prima della registrazione delle voci, dopo quindi svariati mesi di tentativi.
Quando avete capito che quella canzone sarebbe diventata “Vorrei”?
Amiamo scrivere canzoni di notte: qualche birra, una chitarra e magari un pianoforte sono il contesto migliore. Una notte di giugno ci siamo ritrovati a casa di David, e abbiamo fatto le cinque del mattino lavorando alla struttura e ai dettagli di “Vorrei”. Quella sera, a qualche mese di distanza da quel giorno in treno, è arrivato tra le tante idee il ritornello della canzone, e ci siamo subito resi conto che avevamo tra le mani un pezzo davvero speciale.