Salvario: tra luci notturne e silenzi urbani il suono di un disco

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Lascio girare il vinile che porta come titolo “Fragili Meravigliose Città”, lavoro che arriva dopo anni di riflessioni, passeggiate e osservazioni silenziose, diventando il punto d’incontro tra il vissuto personale e quello di una generazione che continua a cercare bellezza nel rumore del presente. Le nuove canzoni di Salvario attraversano la notte, la memoria, l’amore e il senso di appartenenza, costruendo un mosaico di storie che trovano nella città il proprio scenario naturale. Un lavoro che unisce sensibilità da classico cantautore e sonorità indie-pop del mondo digitale dei computer, lasciando emergere tutta la fragilità e la meraviglia racchiuse nelle relazioni umane.

Evasione dalla folla o contaminazione con la normalità del cosa? Cosa cerca di fare questo disco?
Esattamente entrambe le cose: è un disco che si mescola con la quotidianità e che al tempo stesso rivendica quel momento di riflessione e di lontananza fisica e mentale dalla fitta rete di incontri, aspettative, stimoli a cui siamo continuamente sottoposti. Dentro questo disco c’è una visione lenta del vissuto cittadino e una ricerca di interiorità nel mezzo del frastuono.

Dal silenzio che hai vissuto dentro e fuori… cosa pensi di aver raccolto?
Un altro piccolo pezzo di vita goduto, sofferto, conquistato e raccontato. Scrivere canzoni e collezionare dischi per me significa appunto poter analizzare il mio vissuto, metabolizzare gli eventi e gli incontri speciali, mescolare i colori e mettere simbolicamente un punto a un capitolo. Così come mi piace annotare a mano eventi speciali o momenti particolari della quotidianità su una Moleskine, lo faccio da tanti anni ormai. Lo prendo come una piccola cura, un momento di riflessione e sollievo.

E dunque a dispetto di un suono così composto e curato, quanta irriverente urgenza c’è dietro il disco?
C’è una totale assenza di urgenza, altrimenti non avrei atteso più di 6 anni dall’ultima pubblicazione. Questo disco non era in programma, è arrivato passo dopo passo, canzone dopo canzone. Quando ho intuito ci fosse un filo conduttore ho continuato a scrivere e ho cominciato a visualizzare il titolo, i suoni, le persone con cui lavorare. È quasi un disco inatteso, poteva non arrivare mai e invece è accaduto.

Hai scelto anche di fare il vinile… in un tempo digitale, che significato porta con sé questa scelta?
Una scelta romantica e totalmente illusoria. Ma del resto chi scrive canzoni senza l’idea di vendere a tutti i costi e di doversi piegare a quello che va o non va vive e fa scelte così. Mi piace ancora l’idea di poter toccare un disco, analizzare la scelta grafica, la sua presentazione e dare la possibilità a chiunque voglia di averlo. Fossi il commercialista di me stesso, mi direi di smettere oggi stesso. Ma ho fatto altri studi e la cosa non mi entra in testa.

Dal vivo che vita stai raccontando?
Quello che volevo fare da tanto tempo, ovvero suonare le nuove canzoni con una band. Spesso mi ritrovo a fare concerti da solo chitarra/voce e il disco mi ha dato l’occasione per rimettere in piedi un gruppo. Salire sul palco insieme ad altri musicisti/amici è sempre un’altra cosa, ti fa sentire con le spalle coperte e ti permette di poter condividere un percorso, nel mio caso un cammino ritrovato.

- 16/06/2026

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