Roberta Santin e le sue 5 storie

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Roberta Santin accompagna il lettore all’interno di cinque storie ricche di avventure, magie, fantasia, ma anche scienza ed empatia dove si può, per qualche ora, dimenticare le preoccupazioni del presente e cavalcare le ali della fantasia…

Diamo il benvenuto tra le nostre pagine a Roberta Santin. Ci racconti qualcosa di te?
Potrei iniziare dicendo ciò che amo: la mia numerosa famiglia, i bei libri, i bei film, viaggiare, il mio lavoro di insegnante, il mare, lo sport. E, ovviamente, scrivere. E ascoltare storie, non solo leggerle. Per me è un bisogno primario.
Ho pubblicato il mio primo libro tre anni fa e da allora ho capito che ero vocata a essere autrice e che dovevo assolutamente ritagliarmi del tempo da dedicare alla scrittura.
Avverto molto la responsabilità che noi adulti abbiamo nei confronti delle generazioni più giovani, per il mondo che stiamo lasciando a loro in eredità, per il tipo di società che stiamo formando.
Per me scrivere è anche creare un ponte con dei lettori più giovani e, lo dico molto umilmente, cerco di offrire loro qualcosa di buono da fare, qualcosa di buono da leggere. Credo, in fondo, di essere una persona ottimista, positiva, che cerca di combattere la buona battaglia.

“5 storie per un solo pianeta” è il tuo libro d’esordio. Ci racconti come è nato e come è stato scriverlo?
I racconti sono nati qualche anno fa, durante un’estate particolarmente calda e siccitosa che suggeriva più che mai una riflessione sugli effetti del cambiamento climatico. Non per niente il primo racconto si intitola “Acquadolce”. Avevo voglia di raggiungere i lettori più piccoli e di raccontate fiabe in cui certi effetti del cambiamento climatico creassero sfide e situazioni problematiche. È nato, quindi, un libro che cerca di coniugare la narrazione fantastica con l’educazione ambientale.
La prima stesura non ha presentato particolari problemi: le storie mi sono venute in modo spontaneo. D’estate ho più tempo per scrivere, non ci sono interruzioni e la narrazione ne guadagna. È stato esaltante, posso dire solo questo. Poi, ovviamente, a distanza di qualche settimana c’è stata la revisione, e quella fase è stata più dura.
Altra cosa: non pensavo di presentare il libro a un editore. Avevo da poco scoperto che si poteva anche autopubblicare ed era mia intenzione curare tutte le fasi del libro. Dopo aver scritto tutto ho detto a mia figlia più piccola: “Facciamo anche la copertina?” E così è stato. Nella prima edizione il libro aveva una cover disegnata da me, ma è stato pubblicato sotto pseudonimo.
Dopo due anni, ho proposto il manoscritto per la collana Lifebooks, ed è stato selezionato. Qui abbiamo deciso di inserire delle illustrazioni.

Qual è stato il momento più impegnativo nella stesura?
La fase di revisione. Seguendo il consiglio di un autore esperto, ho lasciato “decantare” il manoscritto per un mese, non l’ho più preso in mano. Poi ho cominciato a rileggerlo e ad annotare integrazioni e cambiamenti e quella è stata la parte per me più complicata, perché le idee erano tante, ma non potevo fare tre versioni della stessa storia. Inoltre, avevo il dubbio che certi passaggi fossero difficili per i lettori più piccoli, o che le spiegazioni non fossero abbastanza chiare…

Come sono nate le illustrazioni e la difficoltà nel realizzarle?
Ecco, nella seconda edizione del libro sono state inserite anche due o tre illustrazioni a colori per ciascuna storia. Come mi era già successo, essendo il libro fatto da me in tutto e per tutto, ho voluto curare anche le illustrazioni. Le avevo già bene in mente, alcune scene, mentre scrivevo: la pianura dove viveva Acquadolce, come era fatto il Salva-oceano, Venezia sott’acqua, che aspetto aveva il Guferdetto… Amo disegnare e per me è stato stimolante preparare le tavole, anche se naturalmente è tutt’altro che facile: penso di aver rifatto alcuni disegni anche una dozzina di volte. E adoro lavorare con la china.
Capita che l’autore si presti a illustrare la propria opera, ci sono esempi molto famosi come Buzzati e Guareschi…

Quanto è importante istruire i giovani per un mondo più pulito ed ecologico… ma sono solo loro da educare?
Per ricorrere a una citazione famosa… educare a un mondo più pulito non è importante, è l’unica cosa che conta! Rispettare l’ambiente significa anche proteggere la salute delle persone e sostenere la giustizia sociale perché, se noi produciamo e consumiamo in un’ottica sostenibile, aiutiamo anche a combattere la povertà e le disuguaglianze sociali. Chiaramente sono le giovani generazioni i primi destinatari dell’educazione ambientale, ma non è possibile educare senza dare l’esempio. E, purtroppo, l’esempio degli adulti è spesso disdicevole. Mi riempie di rabbia vedere con quale facilità qualcuno butta la sigaretta accesa dall’auto o si abbandonano i rifiuti fuori dai cestini. Non è solo maleducazione, è ignoranza e stupidità: rovini il posto in cui abiti, l’acqua che bevi e l’aria che respiri; ti fai del male da solo, ti sembra intelligente?

Il prossimo impegno?
Due: il primo è terminare un altro libro dedicato ai bambini interamente sul ciclo del carbonio, che è un argomento basico per capire cosa sta succedendo all’ambiente in termini di cambiamento climatico. Il titolo, provvisorio, è “Jerry e Nina nel ciclo del carbonio” e anche in questo racconto cerco di coniugare la narrazione scientifica con quella fantastica.
Il secondo, invece, è per i lettori più grandi: sto scrivendo una versione “adulta” delle “5 Storie”. Sarà sempre una raccolta di cinque racconti che avranno come background un problema ambientale, ad esempio la mancanza d’acqua o l’innalzamento del livello del mare. Le storie avranno luogo su un pianeta sconvolto dal cambiamento climatico, ma saranno di vario genere, dalla fantascienza al mistery…

- 10/10/2025

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