“Ritratto di donna – Tra Eros e Follia” di Beatrice Adriana Pignataro: quando il passato bussa alla porta e non ti lascia dormire

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Non è un libro facile da leggere in metropolitana, questo. Non perché sia scabroso, anche se alcune pagine lo sono, ma perché ti obbliga a fermarti. A rileggere. A sederti con certi pensieri che non si smaltiscono in fretta. “Ritratto di donna – Tra Eros e Follia” racconta due donne vissute a un secolo di distanza che si ritrovano a fare i conti con la stessa trappola: il desiderio represso, il corpo controllato dagli altri, la follia come unica via d’uscita quando il sistema non lascia porte aperte. Rosalia, aristocratica palermitana del primo Novecento, è il personaggio più riuscito in assoluto. Pignataro la costruisce con una precisione quasi crudele: non c’è romanticismo nella sua storia, solo il macigno di una società che tratta le donne come proprietà trasmissibile. Anna, la donna contemporanea che scopre il diario di Rosalia e ne rimane ossessionata, è meno a fuoco. A tratti si ha la sensazione che l’autrice voglia dirci troppe cose su di lei contemporaneamente, e il personaggio ne soffre. Ma quando le due storie si parlano davvero, quando certi dettagli tornano a ricomparire come echi, il libro riesce a fare quello che i migliori romanzi storici riescono a fare: far sembrare il passato pericolosamente vicino. C’è una frase nel diario di Rosalia che mi ha colpito: “Esisto, se seduco, mi annullo, se cedo senza riserve alle mie lusinghe.” In quattro righe, tutto il paradosso di una vita. Ecco perché vale la pena di leggerlo.

Ritratto di Donna

- 08/06/2026

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