
Con “Cristalli Liquidi”, i Relief costruiscono un brano che unisce immediatezza pop e ricerca sonora, muovendosi tra atmosfere luminose e dettagli più inquieti. Prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione, il singolo affronta il tema delle relazioni idealizzate e del confine sempre più sottile tra autenticità ed artificio, trasformando queste suggestioni in un immaginario sonoro ed estetico molto riconoscibile.
La band lavora su arrangiamenti curati, armonie vocali stratificate e una forte componente visiva che accompagna ogni uscita, mantenendo un equilibrio tra emotività, sperimentazione e sensibilità pop alternativa. Anche il videoclip riflette questa dualità, alternando colori accesi e atmosfere sospese per raccontare il fascino e le contraddizioni di un legame che sembra reale ma che potrebbe essere costruito.
In questa intervista i Relief raccontano il processo creativo dietro “Cristalli Liquidi”, il rapporto tra musica e immagine, la ricerca sonora in studio e le sfide di portare avanti oggi un progetto pop alternativo in Italia.
Quanto conta l’aspetto visivo nel vostro progetto artistico?
Conta tantissimo, perché per noi musica ed estetica devono parlare la stessa lingua. Ci interessa costruire un immaginario riconoscibile, fatto di contrasti tra elementi molto umani e altri più stranianti o artificiali. Anche nei contenuti social cerchiamo sempre di mantenere questa identità tra ironia, emotività e ricerca visiva.
Nel videoclip di “Cristalli Liquidi” i colori accesi convivono con atmosfere più inquietanti. Cosa volevate trasmettere attraverso questo contrasto?
Volevamo creare qualcosa che fosse allo stesso tempo attraente e leggermente disturbante, proprio come le relazioni idealizzate raccontate nel brano. I colori molto vivi rappresentano la fascinazione, mentre l’atmosfera più inquieta suggerisce che dietro quella bellezza ci sia qualcosa di fragile o non completamente reale.
La canzone affronta il tema di un amore quasi “generato”, artificiale. Vi affascina o vi spaventa il rapporto tra emozioni e intelligenza artificiale?
Entrambe le cose. L’intelligenza artificiale ci affascina perché apre possibilità creative enormi, ma allo stesso tempo ci inquieta il modo in cui può influenzare la percezione delle emozioni e delle relazioni. “Cristalli Liquidi” nasce anche da questa ambiguità: qualcosa può sembrarci autentico pur essendo in parte costruito.
Avete un approccio molto curato agli arrangiamenti. Quanto tempo dedicate alla ricerca sonora in studio?
Molto più di quanto dovremmo probabilmente. Spesso passiamo ore a discutere di dettagli minuscoli perché ci interessa che ogni elemento abbia una funzione precisa. Ci piace sperimentare e cercare combinazioni poco prevedibili senza perdere però l’immediatezza emotiva della canzone.
Le armonie vocali hanno un ruolo importante nella vostra musica. Come lavorate sulle voci all’interno della band?
Per prima cosa abbiamo capito col tempo come amalgamare bene i nostri tre timbri in modo che sembrassero insieme quasi una voce sola, e l’ordine che funziona meglio con noi è: la voce principale di Polly in mezzo, Lorenzo che armonizza in basso e Leonardo che armonizza in alto. Poi cerchiamo di trattare le voci quasi come strumenti. Partiamo dalla melodia principale e lavoriamo molto sugli incastri e sulle dinamiche, cercando armonie che aggiungano personalità e atmosfera senza appesantire il brano.
Essendo una band polistrumentale, quanto il confronto tra sensibilità diverse arricchisce il vostro modo di comporre?
Moltissimo. Ognuno arriva con influenze, gusti e approcci diversi, e proprio da quel confronto nascono spesso le idee più interessanti. A volte significa anche discutere parecchio, ma è una parte fondamentale dell’identità dei Relief.
Qual è la sfida più grande nell’emergere oggi con un progetto pop alternativo in Italia?
Probabilmente riuscire a mantenere una forte identità senza sentirsi costretti a semplificare tutto per adattarsi agli algoritmi o ai trend del momento. Oggi c’è tantissima musica e pochissimo tempo di attenzione, quindi la vera sfida è riuscire a essere riconoscibili e autentici allo stesso tempo.