Piccola Estate, di Alberto Pellegatta. Recensione di Riccardo Zippo, ed. Guanda

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Ho letto L’ombra della salute e Ipotesi di felicità da ragazzo, mi rapporto a questo autore come a un maestro. Nel corso degli anni ho avuto modo di recuperare Mattinata larga ed è stato pubblicato Cetacei nel mojito (Stampa 2021), che ha anticipato il libro appena uscito su cui vorrei concentrarmi, Piccola estate.

L’opera si svolge su tre fasce – il romanzo, il verso e la prosa poetica- ma l’apertura musicale che accomuna questi tre momenti dell’esperienza letteraria è la stessa: la poesia di Alberto Pellegatta, facendo tesoro dell’esperienza e della saggezza di Pessoa, osserva senza pensare e pensa osservando, lasciando che le cose si rivelino al cuore e all’occhio. Una tentazione pittorica ora impressionista («Sente un rumore di fragole»), ora con linee più marcate e definite (Virtuosismo au bord du lac).

Si sente, forte, nel prosimetro Nei piani di mia madre o in Palermo ‘97, l’influenza di una letteratura tutta-occhio – tipica anche del Capote dei racconti (Un albero di notte), in cui il testo aspira a un respiro più largo e ci regala pagine di letteratura tra le più autentiche.

Pellegatta non ha alcuna fretta, a volte la cadenza tende al discorso (Piano per lo spostamento del Vaticano in Argentina), altre volte la musicalità fila veloce e aperta, ad esempio nella serie di prose che punteggiano il libro.

È un discorso amoroso quello che domina alcuni testi recuperati da una giovinezza letteraria già matura: sono testi la cui apparente tensione si risolve in frequentazione intima, sicuramente disperata, bucata,  sensuale, ma dove resiste la volontà di non voler sacrificare l’erotismo al gesto, al passaggio – Vieni da me alle tre e mezzo e ancora Il ragazzo che mi piace non pensa a me.

Nessuno vorrebbe sopravvivere alla morte di una persona amata e, forse egoisticamente, preferiremmo essere noi ad essere compianti, vorremmo che nessuno morisse mai. Possiamo solo immaginare quale profonda ferita abbia potuto suggerire versi come «Ora esisti solo tu / ma le parole ripetono / che tu non ci sei più», oppure «Se si avverassero i sogni parlerei spagnolo / dalla nascita e tu saresti ancora viva». Quanto soffocamento e mancato conforto, quanti mesi di impossibile volontà di ritorno all’infanzia solo per avere ancora tutta la vita davanti, ancora. Quanto tempo, infine, per poter scrivere versi definitivi come: «dirti, senza entusiasmo, che fortuna è stata avere te e non altri». Quanta forza in quel senza entusiasmo.

Alberto Pellegatta non pubblica un libro all’anno, lavora lontano e in silenzio. Ogni testo è una forma nuova e rinfresca il linguaggio. Piccola estate è un libro duro, completo, che restituisce alla poesia l’importanza della ricerca stilistica e dell’invenzione complessa, del tentativo di una parola nuova, e quindi di un pensiero nuovo, capace di coinvolgere tutti gli strati del sentimento. Come il suo autore, è un libro spigoloso e gentile.

Riccardo Zippo

 

Piccola estate, di Alberto Pellegatta, ed. Guanda, pp.110 euro 16,00

- 10/02/2026

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