
Mettersi a nudo a vent’anni, accettare i primi “no” e trasformare le delusioni e l’incertezza in determinazione pura. Per Pete Jersey (al secolo Piergiuseppe), fare musica è prima di tutto un’esigenza di consapevolezza, guidata da una passione viscerale che profuma di West Coast, wave anni ’80 ed eredità moroderiane. Con il suo ultimo singolo “Come due acrobati” — una traccia pop contemporanea che esplora la paura di esporsi e il brivido di rimanere in equilibrio su un filo — l’artista ci accompagna verso l’atteso EP d’esordio “Storie d’annate”. In questa intervista per CYRANO FACTORY, Pete Jersey si racconta senza filtri: dalle influenze di Michael Jackson e Giorgio Moroder ai consigli per il se stesso del passato, fino ai messaggi e all’immaginario dei suoi prossimi progetti.
Mettersi a nudo a vent’anni attraverso la scrittura richiede coraggio. Quali sono state le prime sfide, interne o esterne, che hai affrontato quando hai deciso di intraprendere la carriera musicale?
L’atto stesso di intraprendere una carriera musicale richiede molto coraggio e consapevolezza. Questo è per dire che all’inizio esistono solo sfide, interne ed esterne, e solo l’amore e la determinazione ti fanno proseguire come se fosse una missione per cui sei stato chiamato. Tra le varie sfide: nascono aspettative, delusioni e figure che mettono a rischio la possibilità di un giovane di creare un percorso professionale.
C’è stato un momento particolarmente complesso o un “no” che hai dovuto superare all’inizio, e che alla fine si è rivelato fondamentale per plasmare la tua determinazione e la tua identità di oggi?
Assolutamente. Le opzioni sono due: o abbandoni la giostra al primo “no”, oppure ne accetti così tanti da capire che solo con la costanza e la continua rivalutazione di te stesso puoi raggiungere grandi obiettivi.
Crescendo hai assimilato tantissimi ascolti diversi. Quali artisti o eventi live specifici hanno avuto l’impatto più forte e immediato sulle tue primissime composizioni?
Se si parla di comporre, è difficile stabilire a quale artista mi abbia maggiormente influenzato, poiché cerco di essere molto personale nel fare musica. Devo però a Michael Jackson il merito di aver caratterizzato i miei gusti musicali.
Se oggi potessi fare un salto indietro nel tempo e dare un unico, prezioso consiglio al Piergiuseppe che scriveva le sue primissime canzoni in camera, cosa gli diresti?
Gli direi di mettere da parte quella fretta ma senza perdere l’entusiasmo, di mettersi in gioco ma senza fare passi più lunghi della gamba, di avere la giusta esperienza soprattutto nel distinguere le giuste persone da quelle sbagliate. Gli direi anche di rifare tutto, perché ogni storia nasce dalle proprie cadute e dai propri desideri.
Nel tuo sound si avverte chiaramente l’amore per la West Coast americana, la wave anni ’80 e giganti come Michael Jackson, ma riletti in chiave pop contemporanea. Quali sono state le principali influenze musicali o sonore che hanno guidato la produzione del tuo ultimo singolo Come due acrobati?
Questa produzione rende anche omaggio alla visione pioneristica di Giorgio Moroder, da cui prendono spunto artisti internazionali come The Weeknd, Post Malone e Calvin Harris.
Come due acrobati evoca un’immagine bellissima di equilibrio instabile, paura di esporsi ed equilibrio precario nei rapporti interpersonali. Come hai scelto questo titolo e quale significato profondo ha per te?
Nel brano si parla di volare e fluttuare fra le stelle, ma se quell’elevazione resta prigioniera dell’incertezza, si rimane come in equilibrio su un filo, col timore di cadere da un’altezza così spaventosa.
I tuoi singoli anticipano un disegno più grande. Puoi condividere con i lettori di Cyrano Factory qualche anticipazione su cosa troveremo nel tuo prossimo EP d’esordio Storie d’annate?
Troverete altre magnifiche canzoni in attesa di uscire, con video e messaggi decisi a completare l’immaginario di Storie D’annate e delle tematiche che porta.