Fuggiti da casa per la guerra, giunti in Italia dopo un viaggio terribile, soli, spaesati, incapaci di comprendere la lingua e di farsi comprendere, molti giovani afghani e pakistani hanno trovato a Trieste un ambiente accogliente attraverso il Consorzio italiano di solidarietà che ha garantito loro una sistemazione dignitosa, possibilità di imparare l’italiano e di seguire corsi professionali.

A quella che Chagatay chiama la “miglior gente” alcuni desiderano raccontare tutto il proprio vissuto, le ansie, le angosce e le speranze, e lo strumento diventa la poesia. Ma per parlare agli Italiani, per farsi comprendere veramente e trovare un’intesa profonda, la lingua non può che essere l’italiano. Avere un approccio con la nostra arte e la nostra cultura diventa per loro una necessità, un piacere, e intanto regalano a noi, attraverso la loro poesia, molti aspetti della loro civiltà. Il libro vuole essere una goccia utile a far diventare questo contatto tra mondi diversi, secondo l’ideale di Léopold Sédar Senghor, un incontro tra il donare e il ricevere.

Non c’era al mondo
una città regale come Kabul
Non c’era al mondo
un nome bello come Kabul
Se non c’era Kabul
non c’era al mondo un fiore
non c’era un usignolo nei giardini
non c’era una canzone d’amore.
Se non c’era Kabul
non nasceva un inno dal cuore.         (Hedayatullah Saberjo)

Ho chiesto alla montagna: Cos’è l’amore? Ha tremato.
Ho chiesto alle nuvole: Cos’è l’amore? Ha piovuto.
Ho chiesto al vento: Cos’è l’amore? Ha turbinato.
Ho chiesto alle farfalle: Cos’è l’amore? Hanno sbattuto le ali.
Ho chiesto ai fiori: Cos’è I’amore? Sono sbocciati.
Ho chiesto agli uomini: Cos’è l’amore? Nei loro occhi è apparsa una lacrima,
è pazzia, mi han detto.                         (Chagataj Afghan)

Il libro Non essere triste viaggiatore. Poesie dall’esilio è stato pubblicato nel 2019 da Infinito edizioni, Formigine (Modena).
Poesie di Hedayatullah Saberjo, Chagataj Afghan, Meesam Alì, Fateh

Mohammad, Abdullah Naderi, Asghar Alì, Farhan Shabbir
Presentazione di Pierluigi Di Piazza
Introduzione di Maria Paola Mioni
Con testi di Gianfranco Schiavone e Fabrizio Foschini
Postfazione di Gianluca Paciucci

La mia esperienza di insegnante ai rifugiati afghani e pakistani è stata per me importantissima. Ricorderò sempre l’entusiasmo con cui si sono affacciati a una nuova lingua, a una nuova cultura, la gentilezza nell’offrirmi un te prima della lezione, la meraviglia davanti alla bellezza di Venezia, il desiderio di conoscere a fondo Trieste e i suoi dintorni, l’urgenza di farmi vedere, su Internet, lo splendore della loro terra (quante foto di Herat, di Mazar-i Sharif o dei monti del Pakistan!)… ed infine, la grande avventura: la pubblicazione delle poesie che, per la volontà di comunicare a fondo con chi li ospita, hanno scritto in italiano.

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