

Ok, lo dico subito: ho iniziato questo romanzo di sera tardi pensando di leggerne un capitolo e mi sono ritrovata alle due di notte con ancora metà libro davanti. “Oltre la risacca” fa quella cosa lì, ti prende per mano e non molla. Alex Ventura è il tipo di protagonista che funziona: secca, ironica, capace di tenere insieme l’indagine e il lutto familiare senza mai sembrare che stia recitando. E Sandra, la sua collaboratrice, è un personaggio che voglio incontrare in ogni libro che leggo d’ora in poi. C’è una scena in cui Sandra dice ad Alex, con tutta la calma del mondo, che se le sparano vuole almeno una nota leggibile su chi è stato. Ecco, quella scena vale il prezzo del libro. Monica Urbinati viene dal diritto, e si sente: c’è una cura nella gestione delle prove e dei legami tra le parti che dà solidità all’impalcatura del giallo. L’EcoSol, i rifiuti tossici, i contratti firmati in segreto dopo la chiusura ufficiale dell’impianto: tutto questo non è sfondo decorativo, è il cuore del romanzo. Un po’ mi ha convinta meno la parte centrale, dove alcune scene si ripetono nella struttura, nuovo indizio, nuovo sospetto, nuovo appuntamento segreto, e il ritmo rischia di appiattirsi. È questione di pagine, però, non di struttura portante. Si supera. Quello che rimane è una storia che ha qualcosa da dire. Sul coraggio di chi non si gira dall’altra parte, sulla memoria dei padri, sulle verità che il mare continua a rimettere a riva. Monica Urbinati ha scritto un romanzo che sa dove vuole arrivare. Buon segno.