
Con “Frange”, i Maldimarte danno forma a un brano che racconta la complessità del presente attraverso un intreccio di tensione, fragilità e ricerca di senso. Tra atmosfere sospese e momenti più incisivi, il singolo riflette su una realtà frammentata, dove percezioni e punti di vista si sovrappongono continuamente.
In questa intervista la band approfondisce il lavoro dietro la costruzione sonora del brano, il ruolo delle chitarre come elemento narrativo e l’equilibrio tra rock alternativo e cantautorato contemporaneo che caratterizza la propria identità artistica.
“Frange” alterna atmosfere sospese e momenti più graffianti. Come avete costruito la dinamica sonora del brano?
Volevamo che la musica seguisse il significato del testo. ‘Frange’ parla di una realtà frammentata, fatta di percezioni contrastanti e punti di vista che si scontrano. Per questo il brano parte in modo intimo e quasi contemplativo, per poi aprirsi progressivamente verso sezioni più tese e aggressive. La dinamica non è stata pensata come un semplice crescendo, ma come un continuo alternarsi di equilibrio e instabilità.
Le chitarre sembrano avere un ruolo centrale nel segnare le “fratture” del pezzo. Quanto conta il lavoro timbrico nella vostra musica?
Conta moltissimo. Per noi il suono non accompagna il testo: ne fa parte. In ‘Frange’ le chitarre rappresentano quasi delle crepe che attraversano il racconto. Alcuni timbri sono volutamente ruvidi e taglienti, altri più atmosferici. Cerchiamo sempre di usare gli strumenti come elementi narrativi, non soltanto musicali.
Avete definito il vostro stile come un incontro tra rock alternativo e cantautorato contemporaneo. Dove si incontrano queste due anime in ‘Frange’?
Si incontrano nel modo in cui convivono forma e contenuto. Da una parte c’è l’urgenza espressiva del rock alternativo, fatta di energia, dinamiche e ricerca sonora. Dall’altra c’è l’attenzione alla parola e all’immagine tipica del cantautorato. ‘Frange’ nasce proprio da questo equilibrio: un brano che può essere ascoltato sia per il suo impatto emotivo che per i livelli di lettura presenti nel testo.
Quanto spazio lasciate all’istinto durante la produzione e quanto invece alla costruzione tecnica del suono?
L’istinto è sempre il punto di partenza. Quando nasce una canzone cerchiamo di proteggerne l’emozione originaria. Successivamente entra in gioco il lavoro tecnico, che serve a valorizzare quell’intuizione senza snaturarla. In studio cerchiamo sempre un equilibrio tra spontaneità e consapevolezza, evitando che la perfezione tecnica faccia perdere autenticità al brano.
Nel brano si percepisce una tensione costante tra lucidità e disorientamento. Era un equilibrio cercato fin dall’inizio?
Sì, perché è una sensazione che appartiene molto al presente che stiamo vivendo. Siamo continuamente bombardati da informazioni, opinioni e versioni diverse della realtà. Volevamo raccontare proprio quella condizione: la sensazione di essere lucidi e confusi allo stesso tempo. ‘Frange’ nasce da questa contraddizione e prova a trasformarla in musica.
C’è stato un momento preciso durante la lavorazione in cui avete capito che ‘Frange’ rappresentava qualcosa di importante per il progetto?
Probabilmente quando abbiamo iniziato a vedere convergere tutti gli elementi: il testo, la musica, la copertina ispirata al bosone di Higgs e il videoclip. Ci siamo accorti che non stavamo lavorando soltanto a un singolo, ma a un pezzo capace di rappresentare bene l’identità attuale dei Maldimarte. È diventato una sorta di manifesto di questo momento del progetto.
Se doveste descrivere ‘Frange’ con un’immagine sonora o cinematografica, quale sarebbe?
Una persona che attraversa stanze appartenenti a universi diversi senza capire quale sia quello reale. Ogni porta conduce a una nuova versione del mondo e di sé stesso. Sullo sfondo ci sono rumori, segnali, frammenti di memoria e possibilità alternative. È un viaggio tra realtà parallele che alla fine lascia una domanda aperta: siamo davvero ciò che viviamo o la realtà che crediamo di vivere?