

C’è un punto di questo libro che non mi ha convinto, e vale la pena dirlo chiaramente prima di tutto il resto: L’uomo che vide la modella porta in dote una retorica del talento predestinato che a tratti stanca. Marco Guidi descrive il momento in cui vede Asia Baldini per la prima volta con un’intensità quasi mistica, “un allineamento biologico dei sensi”, “una sentenza del destino”. Sono passaggi in cui la prosa cede alla suggestione, e il lettore più esigente potrebbe chiedersi dove finisca la visione professionale e dove inizi l’autonarrazione. Detto questo, il libro vale. E vale più di quanto ci si aspetti. Perché sotto la patina a volte enfatica si nasconde qualcosa di raro: una storia di formazione raccontata da chi l’ha vissuta davvero, senza la mediazione di un ghostwriter e senza la distanza protettiva del tempo. Asia Baldini scrive di sé con una brutalità che disarma. La scena in cui torna a casa dalla prima finale nazionale con la febbre, l’abito elegante ancora addosso e la certezza di aver fallito, è letteratura nel senso più diretto del termine: parole che fanno sentire qualcosa. La struttura alternata, voce di lui e voce di lei capitolo dopo capitolo, funziona meglio di quanto sembri a prima vista. Non è simmetria, è dialogo. Marco spiega la teoria, Asia la smentisce o la conferma con la pratica del vissuto. Lui teorizza sul “reset”, lei racconta cosa vuol dire sfilare bendati, a piedi scalzi, nello studio di Viareggio alle sette di mattina dopo il treno. Lui parla di disciplina come scelta, lei descrive le mattine in cui la disciplina era l’unica cosa che le impediva di mollare. La differenza tra le due voci è la differenza tra la mappa e il territorio, ed è esattamente quello che tiene il libro in equilibrio. Viene in mente, con le dovute distanze, certi lavori in cui la relazione mentore-allievo diventa il vero cuore del racconto: da Il Cigno Nero di Nassim Taleb nella parte più teorica, a qualcosa di più umano e diretto nella parte narrativa. L’uomo che vide la modella non ha le ambizioni di quei testi, ma ha qualcosa che molti di quei testi non hanno: la concretezza di chi sa di cosa parla. Un libro divisivo, probabilmente. Alcuni lettori ameranno la struttura teorica di Guidi, altri la troveranno ridondante. Ma Asia Baldini, sulla pagina, è una presenza che resta.