“Luna sotto Venere” di ANDROMEDA: recensione del disco

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Pubblicato il 5 dicembre, questo album d’esordio si definisce non tanto per la nostalgia, quanto per la sua rilettura moderna di un sound che ha definito un’epoca. Se l’anima del disco è un percorso di rinascita personale, il suo corpo è un’architettura sonora impeccabile che guarda palesemente all’estero. È un’opera di pop, dance e funk che usa le sfumature anni ’80 non come un costume, ma come un linguaggio.

La coerenza sonora è il vero punto di forza del progetto. Il merito va in gran parte alle produzioni di Nacor Fischetti, che ha costruito un’identità sonora precisa e riconoscibile. I riferimenti dichiarati sono evidenti e ben assimilati: ci sono gli echi di Dua Lipa e Calvin Harris nella gestione dei synth e delle casse dritte, e un’attitudine alla The Weeknd nel modo in cui la malinconia si sposa con il groove.

L’album è costruito su un’efficace alternanza di dinamiche. Da un lato, ci sono gli inni liberatori. “Ok, Goodbye” è il manifesto del disco: un funk-pop solare e liberatorio, con un basso pulsante e chitarre ritmiche che spingono a “dire addio” al giudizio altrui. Sulla stessa scia, “Rumore” è un’esplosione pop-dance energica, un invito a trasformare la negatività in forza.

Dall’altro lato, c’è il lato più vulnerabile, spesso espresso attraverso la “synth-ballad” o il “crying on the dancefloor”. “Ventiquattro Ore” è l’esempio più riuscito: un brano che unisce “malinconia ed energia pop-dance”, raccontando la fine di un legame su un beat che spinge comunque a muoversi. È un contrasto che si ritrova anche in “Non hai bisogno di me”, un pezzo più intimo, e nella ballata moderna “Amore Classico”, che mostra un lato più vicino alla tradizione melodica italiana, quasi “sanremese”.

Anche la cover di “Africa” dei Toto, un classico spesso intoccabile, viene riletta con rispetto ma senza timore, trasformata in un inno corale e contemporaneo.

Ma è la title track, “Luna sotto Venere”, a chiudere il cerchio produttivo. È il brano dove il sound si fa più particolare, con atmosfere elettroniche che, come dichiarato, richiamano i Daft Punk. È il capitolo conclusivo dove il suono stesso, non solo il testo, diventa “armonia e libertà interiore”. Questo, in sintesi, è un esordio pop di respiro internazionale, prodotto con cura e consapevolezza dei propri mezzi.

- 11/12/2025

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