Chiunque abbia ascoltato almeno una volta qualche brano ascrivibile a quel movimento affascinante ed originale, che possiamo indicare come “Grunge”, può immaginare facilmente quanto quelle musiche fossero prive di suoni elettronici. Ascoltando tutti gli album del cosiddetto Seattle-Sound, in particolar modo gli album prodotti dal 1991 al 1998, si viene colpiti dalle chitarre graffianti, dal sound tra punk e metal, dal penetrante kick di batteria, dal basso pulsante. Le canzoni sono disperate, i musicisti hanno i capelli sporchi e le camicie di flanella. L’atteggiamento dei produttori oscilla tra una velata cura ed una maggiore ricerca di complessità: si pensi allo stesso Butch Vig, che se da un lato devo convincere Kurt Cobain che Nevermind, per essere un capolavoro, deve essere un po’ “più pulito” nel sound, dall’altro è capace di trascorrere una session giornaliera su venti secondi di brano, in quanto lo stacanovista Billy Corgan sta registrando Siamese Dream, e vuole sia perfetto e preciso (addirittura ha licenziato gli alti Smashing Pumpkins e sta suonando tutti gli strumenti). Ma gli Smashing Pumpkins non sono di Seattle, così come non lo sono i Kyuss, oppure gli Jane’s Addiction, ma con il grunge hanno molto da condividere. Se i Nirvana sono crudi nel sound, gli Alice in Chains sono lugubri e disperati, i Pearl Jam suonano molto bene e riproducono in musica gli echi di un’ America di provincia, i Soundgarden sono ipnotici e psichedelici.

Insomma, nel Seattle sound c’è tutto, ma non c’è elettronica. Al massimo c’è qualche effetto nella voce. Poi arriva Mellon Collie and the Infinite Sadness, e si apre qualche possibilità in più all’uso dei campionamenti, quindi gli Smashing Pumpkins licenziano Chamberlain, e nel quarto album, Adore, viene usata la batteria elettronica. E poi c’è il singolo Eye, inserito nella colonna sonora di Lost Highway di D. Lynch, che è, a tutti gli effetti, un brano di musica elettronica. Il grunge è cambiato, ciò che rimane sono i Tool, gli A Perfect Circle. Ma questa è un’altra storia…

Nel 2016 cinque ragazzi di Los Angeles, guidati dal frontman Finnegan Bell, iniziano a registrare dei brani, che compaiono su Spotify con cadenza quasi mensile. Sul sito della band ( www.loveghost.com ) si legge come lo stesso Finnegan sia stato folgorato a 13 anni “dalla magia del Grunge” dopo aver ascoltato Nevermind , incuriosito, come molti, dalla copertina. Da quel momento è tutto un suonare nei locali, uno scoprire gruppi come Alice in Chains, Smashing Pumpkins e My Chemical Romance, un tentare di unire il grunge con una “trap machine”(come lui stesso afferma). Gli altri componenti, ovvero Ryan Stevens (basso e seconda voce), Daniel Alcala (chitarra), Samson Young (batteria), Cory Batchler (tastiera), non amano molto parlare di loro stessi, almeno osservando il sito della band, ma dicono di essere influenzati dall’hard rock, dal funk, dal jazz.

Attualmente questa band, Love Ghost, conta oltre 6 milioni di visualizzazioni, ed è prodotta da Danny Saber, che ha prodotto anche Madonna, Marylin Manson, Alice Cooper.

Finnegan Bell era sicuramente piccolissimo quando il Grunge si consumava a poco a poco, ma ne ha ereditato a perfezione l’indole, la vocalità. I Love Ghost sono quanto di meglio un nostalgico possa trovare nel panorama musicale attuale. Ascoltando qualsiasi pezzo si può comprendere perfettamente quanto Finnegan si senta erede di Layne Stayley nei toni più bassi, urli come Kurt Cobain, ma non sia nemmeno troppo lontano da Billie Joe. La musica poi, è interessantissima: si ascolti, ad esempio The Scarlat Letter , una via di mezzo tra una ballad che ha il colore dei Mad Season, contaminata di campionamenti e archi, oppure Nowhere, che sa di Pearl Jam e archi, Let it all Burn, con il ritornello influenzato dai Foo Fighters. Dead Brother è un esperimento: la voce piena di riverbero è accompagnata da un loop di slap bass, da suoni elettronici aprono una dimensione sonora unica. La band di Finnegan sembra cogliere tutte le sfaccettature del Seattle Sound e spingerlo verso una dimensione nuova. È post grunge all’ennesima potenza, che va ben oltre la trap machine nominata dallo stesso Finnegan. Si ascolti l’intensissima Beautiful Crime per capire come l’elettronica sia solo d’ausilio alla manifestazione di una profonda indole grunge, oppure Angel With Smoking Gun, che all’inizio sembra Gardenia dei Kyuss, e poi diventa un brano hip hop – trap accompagnato da chitarre graffianti

Ma questo terribile 2020 volge al termine, ed i Love Ghost salutano l’infausto 2020 con un nuovo singolo ed un nuovo videoclip, dal titolo Punxx!. Nel videoclip vediamo i componenti della band scambiarsi un caloroso “Merry Christmas”. Siamo nel 2019, e la band sta suonando una canzone d’auguri. Tuttavia, quell’albero di Natale che cade non lascia presagire nulla di buono. Taglio di scena, ecco un riff che sembrerebbe uscito da Bleach dei Nirvana, ed ecco i componenti della band, in mutande e mascherine bianche, cantare quasi rappando, tra i Red Hot Chili peppers, i Beastie Boys e i Linkin Park. Con l’augurio di uno splendido 2021 attendiamo quali altre grandi sorprese saprà regalarci questa grande band…

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