Lo spettacolo ELSE di Nunzia Antonino e Carlo Bruni, apre Pugliashowcase in scena a Roma. Intervista a Nunzia Antonino

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Pugliashowcase 2018, la grande vetrina del teatro pugliese in scena a Roma, inaugura il 26 settembre, la maratona di teatro e danza contemporanea al Teatro di Villa Torlonia per spostarsi poi al Teatro Palladium.

Ad aprire il sipario del festival, l’ Associazione Culturale Tra il dire e il fare, che presenta  ELSE di Nunzia Antonino e Carlo Bruni, protagonista Nunzia Antonino, per la regia di CARLO BRUNI. Fondandosi sulla novella di Arthur Schnitzler, scritta come monologo interiore nel 1924 sotto le stesse influenze che avrebbero dato corpo alla psicanalisi di Freud, lo spettacolo parte dall’adolescente in vacanza e dal suo dramma alimentato da un debito del padre nei confronti di un laido signor Dorsday. Debito che lei è invitata a estinguere con “strumenti” ritenuti ormai comuni, perciò lontanissimi dal produrre scandalo, ma ancora oggi “perfettamente” in grado di alimentare le tragiche conseguenze svolte dal racconto. Else non è la diciannovenne dell’originale, piuttosto lo è stata. Rimasta impigliata nella lettera che scatenò il dramma, è alle prese con lo stesso Veronal di allora: medicinale ormai però fuori moda; veleno inadeguato al ruolo e dunque anche inutile a domare il reiterato dolore. Qui Else vive in un mondo sordo, immerso in una crisi culturale non dissimile da quella che ispirò Schnitzler:  fonte di ossessioni, nel migliore dei casi in grado di condurre alla follia.

Abbiamo chiacchierato con la protagonista Nunzia Antonino.

Lei racconta Else da un punto di vista inedito: quello di una donna adulta rimasta impigliata nel suo dramma e dunque pronta a riviverlo. Ci può raccontare di più?

Signorina Else è stata scritta nel 1923, in un contesto sociale non dissimile dal nostro, in una crisi di valori su cui avrebbe attecchito uno dei più drammatici regimi della storia europea… L’incontro con la novella di Schnitzler è avvenuto, grazie alle insistenze preziose del traduttore Giuseppe Farese, grande germanista, quando ormai evidentemente la mia età era lontana da quella della protagonista. Così, con il coautore e regista Carlo Bruni, mossi dalla passione, abbiamo riflettuto su quale potesse essere la chiave d’accesso e non è stato difficile immaginare Else incastrata in una trappola, simile a quella dell’attore “costretto” a ripercorrere, a ricreare costantemente lo stesso dramma. In definitiva quello stesso girotondo così caro all’inventore della storia. 

Cosa significa per lei fare teatro oggi in Italia? qual’è – se c’è – la sfida quotidiana per portare avanti il mestiere dell’attore?

Ho incominciato, dopo la scuola, con Ugo Pagliai e Paola Gassman che per consuetudine ospitavano giovani attori in compagnia e ricordo tournée infinite che mi hanno permesso da subito di vivere con intensità il Teatro e offerto una formazione preziosa. Oggi essere nel Teatro significa essere consapevoli di abitare una periferia dimenticata eppure capace di rappresentare perfettamente le contraddizioni di questo tempo. Significa faticare molto e interrogarsi quotidianamente sul senso di una professione (da professare) che tuttavia è ancora capace di emozionare ed emozionarmi, profondamente.

Lei ha studiato danza e teatro in Italia, ma ha lavorato e si è perfezionata moltissimo all’estero. Quali sono le differenze sostanziali tra il fare teatro in Italia e nel resto d’europa, secondo la sua esperienza?

Grazie ad alcuni spettacoli (Ballando Ballando, Bella e Bestia) ho avuto la possibilità di girare il mondo (dal Giappone all’Australia; dalle Americhe a molte delle nazioni europee) ed è forse superfluo ribadire che l’Italia del Teatro riproduce gli stessi difetti dell’Italia che conosciamo tutti e che però riserva anche le stesse straordinarie bellezze: un nutrimento fondamentale per l’arte e per gli umani.

Oltre Elsa, quali altri progetti porta avanti in questo momento?

Oltre Else c’è Elsa. Già ad Asti Teatro quest’anno ho debuttato con un primo studio sulla stilista romana, coeva di Chanel, Elsa Schiaparelli. Ancora Bruni il regista, Eleonora Mazzoni, scrittrice e cara amica e finalmente un compagno in scena: Marco Grossi. Per raccontare la straordinaria vitalità di un’artista poco ricordata, il cui segno invece ha informato tutta la moda contemporanea e dunque il costume e la cultura. Magari sarà possibile vedere il risultato al prossimo Napoli Teatro Festival.

In laboratorio studio la vita di Lucrezia Borgia, duchessa anche del mio paese natale (Bisceglie) e direi mitica figura ribelle che spero possa aggiungersi alla galleria di ritratti femminili che ho coltivato in questi anni.

Dove la vedremo prossimamente?

Intanto continua il viaggio della nostra Lenòr, un lavoro dedicato alla rivoluzionaria napoletana Eleonora de Fonseca Pimentel che tornerà a Napoli e raggiungerà anche città del nord (Brescia), poi continua il viaggio di Else che prevede anche un ritorno nel capoluogo pugliese e alcune tappe del lavoro condiviso con una splendida squadra di attori: L’abito nuovo, da un opera scritta a quattro mani da Pirandello ed Eduardo (Toscana e Liguria). 

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