
BAGNAIA (Viterbo) – Chi si sia trovato, ieri pomeriggio e fino a sera, in area viterbese e più precisamente a Bagnaia, avrà avuto l’istruttivo “privilegio” di assistere all’inaugurazione dei restauri occorsi al complesso di Villa Lante per 7 milioni di euro erogati con il PNRR.

Una vera e propria liturgia cantata ministeriale, direzionale, civica.
Cantata, suonata, commentata e illuminata.
Cantata secondo una persistente intonazione calante da parte di chi si è esibito paludato da non filologici rifacimenti di costumi cinquecenteschi.
Suonata, alle note da mariachi, di una formazione strumentistica alla quale è stata concessa l’area delicatissima della sezione più interna della Fontana dei Mori, là dove da decenni, per ragioni di sicurezza e conservazione, il pubblico non viene più ammesso. Lo stesso hanno fatto i visitatori accorsi che hanno passeggiato all’interno del quadrato inferiore, là dove non si dovrebbe mai sostare. Ma si sa che durante un evento mondano come quello di ieri, con la benedizione degli stessi conservatori presenti, è potuto accadere anche questo.
La liturgia è stata commentata dai celebranti laici di prammatica avvicendatisi al microfono. Un rito auto-encomiastico che i fautori degli interventi hanno tributato più a sé stessi che non al sito.
Discorsi di prammatica, convenevoli di circostanza, fervorini impacciati anche quando soltanto letti, “Villa Lante specchio dell’identità bagnaiola” e il lavoro di convergenza di diverse professionalità, l’auto-attribuzione al Ministero della Cultura dell’appellativo di “bravo”, come se il dicastero fosse un diligente scolaretto nell’aver “rispettato in tempi record le scadenze del PNRR” senza sbaffare il foglio. Ma le voci istituzionali hanno sottolineato anche che “Villa Lante toglie il fiato per quanto è bella”.
Di fronte a tale inedita pregnanza non è stato possibile fare altro se non rimanere afasici per il resto della serata, basiti e commossi. Quando l’elevatezza trascende ogni umano controllo non si può fare altro!
Gli interventi di ‘restauro’ sono stati quindi celebrati come l’inizio di una fase di “nuova scrittura”, perché non si è trattato soltanto di “tramandare alle future generazioni luoghi morti”, ma di “raccontare nuove storie”. Quindi un bene culturale, nella valutazione del suo valore intrinseco, è da considerarsi morto!
È stata poi la volta dell’affermazione apodittica secondo la quale “l’acqua, vero motivo conduttore del giardino, organizza lo spazio” notoriamente incapace di cavarsela da sé.
O ancora abbiamo appreso della rivoluzione copernicana circa il fatto che “Viterbo non è soltanto Medioevo ma anche Rinascimento”.
L’affaticamento meningitico per sostenere tanta densità di pensiero è stato, tuttavia, rinfrancato dalla contemplazione della pietra esaltata, sia al tramonto con la luce declinante, sia di notte irrorata da fari impietosi che ne hanno evidenziato plasticamente l’epidermide storica rimossa e il grado zero di cava raggiunto a seguito dei restauri. Per cui non resta che notare come il peperino di villa Lante sia come un giovane vecchio. Giovane perché caratterizzato dalla pigmentazione grigia chiarissima della concrezione litica appena cavata. Vecchio, perché l’erosione, dal Cinquecento a oggi, ha lasciato tracce evidenti. Quindi il nostro privilegio, di esseri umani del XXI secolo, è quello di poter ammirare l’aspetto che la roccia viva ha, appena estratta o decorticata.
Con le ombre della notte, le luci si sono magicamente accese.
Ed è stato come a Natale.
Ed è stato come ammirare le fontane danzanti al circo o nei parchi giochi. Complice anche la policromia rosso acceso che ha irrorato di sé le Logge delle Muse.
Siamo tutti tornati bambini con gli occhi spalancati e la bocca aperta. L’oleografica accensione era doverosa, obbligatoria, attesissima!
Per realizzare qualche foto, da accludere al materiale informativo destinato alla stampa, e per giustificare, nel corso di una sera, la messa in opera del costoso impianto di illuminazione. In tal modo la ragnatela fitta dei cavi e dei fari, presente dovunque nelle vasche, posizionata talvolta in corrispondenza di una superficie scrostata da evidenziare meglio, talvolta in modo casuale, ha avuto la sua ragione d’essere.
Per raccontare nuove storie e rendere vivo il sito, si è verificata infine una significativa appropriazione del sito in totale libertà:
– i visitatori più avveduti hanno approfittato delle balaustre, appena restaurate, per appoggiare le affaticate terga e in quella comoda posizione, cominciare a mangiare e a fare foto.
Alcuni hanno anche usufruito della Catena d’acqua come appoggio, come cavalletto per non scattare selfie troppo mossi, altri ancora hanno scavalcato il primo ordine balaustrato della Fontana dei Fiumi per verificare quanto fossero “granni e potenti li fari dela vasca”.
Nessuno è intervenuto per impedire le prodezze fotografiche o di presa visione dell’illuminazione.
Auspicio: visto il dispiegamento di forze e strumenti luminescenti la cittadinanza è certa che sia già stato approntato un calendario di aperture straordinarie in notturna. Almeno per giustificare la spesa e redistribuirla nel corso dell’anno invece che soltanto per questa sera.
Altrimenti, dopo le celebrazioni, i canti, i peana, i discorsi da imbonitori, cosa rimarrà a Villa Lante dopo ieri sera?
Peperino decorticato, reticoli di cavi e fioriture stabili di fanali infestanti!