Le scritte fasciste sulla facciata del Liceo Buratti di Viterbo. L’ipocrisia dell’abbassamento di tono

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La Soprintendenza  Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e  la Provincia di Viterbo, rispettivamente nelle persone di Margherita Heichberg e di Alessandro Romoli,  hanno raggiunto l’accordo per eseguire una detonalizzazione della scritta “Casa del Balilla” sulla facciata del Liceo intitolato a Mariano Buratti.
Abbassare il tono cromatico suona come una decisione ipocrita, è l’erezione a colpi di pietra lanciati contro il simulacro offeso della democrazia, è la costruzione di un sepolcro imbiancato, è l’atto che può lecitamente far continuare a circolare una versione sediziosa dell’accaduto, disegnare una prospettiva, elaborare un’esegesi non autentica dei fatti, da non poter dichiarare a fronte levigata e alta, ma piegando la testa e nascondendo la bocca tra le mani.
Quella scritta è il fumus, la maldicenza, l’alone inquietante, la serpeggiante voce che si è ritenuto lecito conservare e alla quale, malgrado tutto, non si è voluto rinunciare. Sulla scorta di un principio metodologico ricostruttivo, di un ripristino del presunto “dove era come era”, di una presunta anastilosi grafico-comunicativa che gronda significati drammaticamente inconciliabili con la funzione didattica dell’edificio.
Si è voluto percorrere l’indirizzo procedurale della ricostruzione per analogia di ciò che la doverosa damnatio memoriae del secondo dopoguerra e il tempo avevano pressoché abraso nella sua forma intellegibile. A quelle tracce, a quei lacerti, a quei moncherini sillabici si è voluta donare una forma e un significante che fossero sufficienti, in sé per sé, ad abradere il nome di Mariano Buratti.
Si è voluta oltraggiare la memoria dell’educatore, del docente, del partigiano, di colui che ha fondato una brigata combattente sui Cimini in un frangente tragico della storia italiana.
Ci si è dimenticati che i diritti civili e politici dei quali godiamo sono stati il raggiungimento reso possibile da uomini come Buratti.
Ci si è dimenticati che il ravvedimento e l’abiura dell’adesione al fascismo dovrà essere stata una fase di logorante autocritica, di lucida, chirurgica messa in discussione della propria esistenza e dei propri valori, di segnante autopsia del bubbone da estirpare. E quel male è stato estromesso per mantenere in vita il nuovo individuo che ha militato fino in fondo, fino all’ultima assunzione di un dovere umano prima che politico, fino all’arresto, alla consapevole remissione della vita dopo l’infamante tortura, nel luogo più imo e nero che è stato la macelleria di Via Tasso, dove la barbarie non è riuscita a eclissare, neanche fisicamente e per un tempo ridotto, la verità.
Una verità che ora grida a gran voce! Per essere definitivamente riconosciuta e dichiarata a tutti coloro che saranno in grado di recepirla.
C’è chi, in questi giorni torridi nel corso dei quali è stata aperta una strumentale campagna elettorale, si è permesso di irridere la figura di Buratti, di schernirla, di ridicolizzarne la caratura umana. Questi individui hanno già lanciato, contro sé stessi con le loro stesse parole, il peso di una condanna morale che non potrà essere dimenticata.
Da settembre in poi dunque, gli studenti iscritti al Liceo Buratti dovranno entrare e uscire dall’edificio, stazionarvi all’interno per ore, con una scritta indegna di quel luogo che campeggia sulle loro teste?
Come non potranno percepire confliggenti quelle lettere capitali con i principi di democrazia, tolleranza, rivolta contro la tirannide che apprenderanno dedicandosi allo studio?
Come non potranno chiedersi per quale ragione una scritta, voluta e ridipinta, contrasterà con i principi impartiti e appresi?
Dovranno credere che la violenza, la guerra, la soppressione dei diritti fondamentali, il modello unico, incontestabile di vita e di gestione della cosa pubblica, l’intolleranza, il bavaglio, il rapimento, il pestaggio, l’omicidio imposto da un regime liberticida, siano valori fondativi della formazione per costruire l’identità di cittadini?
Ogni lettera una nuova Via Tasso!
Ogni lettera un nuovo giro di corda!
Ogni lettera l’esiziale strattone verso l’orrido!
Ogni lettera una nuova negazione del vero!
Ogni lettera un nuovo colpo e una nuova lama nella carne!
Ogni lettera una nuova imposizione, una nuova comunità da irreg- gimentare perché considerata incapace di costruire cultura e democrazia!
VITERBO RIPUDIA IL FASCISMO!

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