L’architettura del suono in Make It Happen: quando il Jazz incontra la produzione moderna

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Se c’è un elemento che distingue Make It Happen, il nuovo album di Cesare Pizzetti uscito il 28 novembre per Irma Records, è la cura maniacale per il suono e l’arrangiamento. Registrato e mixato con la supervisione del Sound Engineer Marco Leo al Bluescore Studio di Milano, il disco non si limita a catturare una performance jazz, ma costruisce un vero e proprio mondo sonoro. Pizzetti, che oltre a essere compositore e bassista è anche un produttore attento, ha plasmato un lavoro che riflette le sue influenze trasversali: dalla musica classica ai beat di J Dilla e The Alchemist, passando per l’elettronica di Aphex Twin.

L’approccio compositivo è evidente fin dall’apertura. Funk Prez (Intro) è un manifesto programmatico: in pochi minuti, Pizzetti condensa sonorità jazz, funk, elettroniche e hip hop. Non è un caso che il titolo omaggi Esa, pioniere del rap italiano: è il segnale che questo non sarà il “solito” disco jazz. La produzione esalta la dualità strumentale del leader, capace di passare dal timbro legnoso e acustico del contrabbasso al punch definito del basso elettrico, mantenendo sempre un suono “caldo e maturo”.

La sezione ritmica è trattata con grande rispetto per la dinamica. In Lunedì e altri disastri, il magistrale assolo introduttivo di batteria di Maxx Furian non è un esercizio di stile, ma il motore che avvia un funk ironico e pieno di groove. Allo stesso modo, il lavoro di Leo Dalla Cort alle tastiere (Pianoforte, Rhodes, Hammond, Synth) è fondamentale per colorare i brani con sfumature che vanno dal vintage al contemporaneo.

La seconda parte dell’album, impreziosita dalla tromba di Flavio Boltro, sposta l’asse verso un sound più acustico ma ugualmente potente. In Miles’s Tones, un jazz fast pieno di energia, la produzione riesce a restituire l’urgenza del live e l’omaggio a Miles Davis senza cadere nel nostalgico. Anche in brani più intimi come December 23, che richiama esplicitamente le sonorità degli anni ’80 care all’infanzia dell’autore , il sound design è curato per evocare un’emozione precisa: quella dell’attesa e della festa. Make It Happen è un disco che suona magnificamente, un’opera in cui la scrittura consapevole incontra la libertà improvvisativa, dimostrando che l’autenticità e la ricerca sonora possono, e devono, coesistere.

 

- 09/12/2025

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