Jonio si racconta: tra insicurezze e melodie in “Di Cose Belle”

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Jonio torna con il singolo “Di Cose Belle”, un brano che esplora fragilità, insicurezze e accettazione. In questa intervista, Jonio racconta come ha imparato a vivere le sue insicurezze come parte di sé, trasformandole in spazi di ascolto e autenticità. La musica è per lui uno strumento per accettare le proprie imperfezioni e condividerle con gli altri. “Le piccole cose”, dice, sono la bellezza che arricchisce la vita quotidiana, mentre la sua sensibilità, lontana dalle aspettative altrui, è un dono da preservare.

“Di Cose Belle” racconta di fragilità e accettazione: oggi come vivi le tue insicurezze?
Le vivo come parte di me, non come qualcosa da combattere. Non sempre è semplice, ma ho imparato a non nasconderle. Le insicurezze, quando non cerchi più di respingerle, diventano anche spazi di ascolto. Sono zone fragili, sì, ma anche profondamente umane. Credo che accettarle significhi permettermi di essere vero, prima ancora che forte.

C’è un momento della tua vita in cui hai davvero sentito di dover “concederti di sbagliare”?
Sì, è stato proprio quando ho deciso di riprendere in mano la musica dopo averla messa da parte per un po’. Avevo paura di non essere “all’altezza”, di non avere nulla da dire. Ma in quel momento mi sono detto che avevo il diritto di provare, anche solo per me e che sbagliare non avrebbe tolto valore a ciò che sentivo. Così ho iniziato a studiare canto e poi a concretizzare in dei progetti le bozze che scrivevo.

Che ruolo ha avuto la musica nel farti accettare le tue imperfezioni?
La musica è uno spazio dove posso essere tutto ciò che fuori faccio fatica a mostrare perché, quando scrivo, non devo giustificarmi, posso essere me stesso. Credo che essa sia lo strumento ideale con cui dialogare con il mio e allo stesso tempo donarmi agli altri. La musica non mi ha solo aiutato ad accettare le mie imperfezioni, ma a trasformarle in linguaggio, in poesia, in connessione.

Cosa rappresenta per te la bellezza delle “piccole cose”?
Le piccole cose stanno in un gesto inaspettato, in un sorriso con le persone che amo, nei piccoli cambiamenti della routine quotidiana. Apprezzare tutto questo mi fa percepire l’evoluzione che sperimento ogni giorno, e aiuta a valorizzare ciò che conta veramente. È come respirare: è un processo automatico finché non si fa caso al ritmo che ogni respiro scandisce. Basta fermarsi e tornare a cogliere quei dettagli che sono diventati invisibili ai nostri occhi sempre impegnati ma pigri.

Se potessi parlare al te stesso bambino, cosa gli diresti oggi?
Eh, innanzitutto gli darei un forte abbraccio. Gli direi che può concedersi di sbagliare e fare ciò che più gli piace. Godersi ogni momento a pieno e ridere tanto. Gli direi di non avere fretta di diventare qualcosa per piacere agli altri. Che la sua sensibilità non è un ostacolo, ma un dono da preservare.

- 12/06/2025

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