INTERVISTA- «Tutte le poesie che ti ho scritto. Tutto l’amore che ti ho dato»: il viaggio emotivo di Federico Gargano

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Il prosimetro “Tutte le poesie che ti ho scritto. Tutto l’amore che ti ho dato” di Federico Gargano è più di un libro d’amore: è un percorso di elaborazione emotiva. Ogni sezione corrisponde a una fase affettiva, quasi un diario di crescita interiore.

 

Un caro saluto a te, Federico. Hai trasformato una vicenda personale in un viaggio universale. Quanto è stato difficile riattraversare emozioni così forti durante la scrittura?

Un caro saluto anche a voi, e un caloroso ringraziamento per questa opportunità. Riattraversare emozioni così forti non è stato per niente semplice, anzi. Ricordo bene, come se le scrivessi ora, i momenti in cui componevo le poesie della fase “L’ultimo passo?”. Mentre scrivevo i versi dando forma alla poesia, le lacrime solcavano irrimediabilmente il mio volto, dando un gusto amaro a ciò che stavo scrivendo. E credo sia anche questa la potenza della poesia, quella di riuscire a farti sentire le stesse emozioni dello scrittore nel momento in cui la ha composta. Per questo per me non è stato facile, perché ogni volta che rileggo ciò che ho scritto, mi ricordo quanta sofferenza ho provato e quanto dolore ho dovuto affrontare, prima di poter rinascere. Non è nemmeno semplice rileggere le prime poesie, quelle della conoscenza e dell’innamoramento, perché, rileggendole rivedo tutte le mie speranze e tutta la mia gioia, e mi chiedo come mai è stata distrutta, quando per poco sarebbe potuta esplodere in maniera definitiva. Però, proprio queste poesie mi danno speranza, speranza che un giorno, molto presto, rivivrò nuovamente emozioni simili, magari amplificate ancora di più.

La suddivisione in fasi sembra ispirarsi agli stadi di elaborazione emotiva. È stata una scelta spontanea o ragionata?

La suddivisione in fasi è stata una scelta naturalmente ragionata. Uno dei motivi principali è che volevo provare a raccontare anche cronologicamente la storia vissuta, proprio per provare a farla rivivere ai lettori. Per farli immedesimare maggiormente nel racconto. Per questo, quindi, anche grazie al fatto che in ogni poesia metto data e luogo di quando le scrivo, ho scelto di metterle in ordine cronologico. Ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto iniziare il libro con le poesie della sofferenza per poi raccontare con una sorta di flashback il resto della storia, ma alla fine questa è stata un’opzione che ho scartato. In un mondo parallelo, e magari in un’altra opera, dopo la fase de “I primi dubbi” avrei voluto scrivere delle poesie di conferma, che avrebbero potuto consacrare definitivamente la storia; invece, mi sono ritrovato a scrivere poesie di dolore e di chiusura. In fin dei conti, credo che questa sia stata la maniera più corretta per raccontare questa storia. Partendo dall’inizio, raccontando i vari eventi che la hanno caratterizzata, e concludendo con la parte finale. Lasciando anche un’ispirazione per comunque continuare ad andare avanti.

Qual è, secondo te, il ruolo della vulnerabilità nella maturazione affettiva?

Essere vulnerabili, al giorno d’oggi, soprattutto per noi uomini, è visto come segno di debolezza. Ma io credo che in realtà la vulnerabilità sia la chiave per vivere delle relazioni autentiche e durature. In fin dei conti, quando siamo vulnerabili ci mostriamo per come siamo: con paure, limiti e sogni. Ciò permette di vivere relazioni reali, perché non viviamo più con una maschera e diamo spazi alla fiducia reciproca, mostrandoci nudi l’un l’altro. Quando non ci mostriamo vulnerabili, è perché temiamo di essere feriti. Così ci chiudiamo in noi stessi e controlliamo le nostre emozioni, impedendo alle nostre relazioni di accedere ad un livello più intimo e maturo. Nel momento invece in cui scegliamo di essere vulnerabili e mostrarci per come realmente siamo, invitiamo inconsapevolmente gli altri a fare lo stesso. Ciò aiuta le nostre relazioni a crescere, rafforzando i legami che le hanno generate. Accettare di essere vulnerabili non è uguale a essere deboli, ma significa avere la capacità di affrontare il dolore senza evitarlo. E questo è di una potenza incredibile. Credo quindi che la vulnerabilità sia un ponte tra la paura e l’amore maturo. Senza di essa molte relazioni restano superficiali; con essa invece impariamo a fidarci, a creare intimità, e a crescere non solo come coppia, ma come essere umani.

Nel libro si percepisce un ritorno alla libertà emotiva: cosa hai scoperto su te stesso durante questo processo?

Durante questo percorso, ho scoperto tanti aspetti nuovi di me stesso e ho imparato a conoscermi da una nuova prospettiva. Innanzitutto, mi sono scoperto amante dei viaggi e delle nuove culture, amante delle persone e della scrittura. Mi sono scoperto come persona in grado di amare innanzitutto sé stessa, e poi il mondo. E poi ho scoperto il valore del rispetto, per tutto e tutti. Dal punto di vista emotivo, invece, ho capito che posso tornare a guardare anche altre donne con gli occhi dell’amore. Vi assicuro che dopo tanti anni assieme alla stessa persona, a volte questa capacità mi sembrava impossibile, invece, proprio grazie al mio viaggiare, al mio mettermi in gioco ogni giorno, ho riscoperto di avere questa capacità. Ora che ho riscoperto questa libertà emotiva, non vedo l’ora di condividerla con più persone possibili, per provare a trasmettere loro la mia visione della vita.

- 02/01/2026

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