INTERVISTA- “Senza radici non si vola”, Ainalem Sansone e la forza di riscrivere la propria storia

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C’è un momento in cui ciò che ha fatto male chiede di essere compreso. In “Senza radici non si vola”, Ainalem Sansone dà voce a questo passaggio delicato, intrecciando memoria personale e consapevolezza emotiva. Un racconto che invita a guardarsi dentro, riconoscere le proprie radici e scegliere chi diventare.

 

Ainalem, è un piacere averti qui. Nel tuo percorso parli di “ dolore che diventa possibilità”.

Come si compie, secondo te, questa trasformazione interiore?

Grazie per la domanda. Mi sento davvero fortunata ad aver trasformato il dolore in forza. Per me questa trasformazione è iniziata da una cosa semplice ma potente: la curiosità di capire chi ero davvero. Sentivo che molte cose della mia vita non mi appartenevano, che c’erano pezzi di me rimasti in silenzio. È stato proprio quel sentire interiore a spingermi a cercare, a guardare con onestà le mie ferite e a trasformarle in possibilità.

Come life e talent coach, lavori ogni giorno con persone che si sentono “ a metà”.

Quali resistenze incontri più spesso nel loro cammino?

Spesso le persone arrivano con un’urgenza interna, con domande che non riescono nemmeno a nominare o a riconoscere come proprie. È come se qualcosa dentro chiedesse spazio, ma senza ancora avere una forma. Subito dopo emerge la resistenza al cambiamento: uscire dalle proprie abitudini, anche quando sono “sconfortevoli”, spaventa. Quelle zone note, per quanto limitanti, sembrano più sicure del nuovo. La prima grande resistenza è proprio questa: entrare in una nuova area di apprendimento e mettere in discussione le convinzioni depotenzianti. È un passaggio delicato, spesso faticoso, ma è lì che comincia il vero lavoro di trasformazione.

Le costellazioni familiari e lo studio dei legami transgenerazionali hanno avuto un ruolo centrale nel tuo cambiamento. In che modo hanno illuminato la tua storia personale?

Hanno illuminato la mia storia perché mi hanno permesso di vedere ciò che, per anni, era rimasto nell’ombra. Nel tempo avevo notato che nella mia vita c’erano ripetizioni lampanti, schemi che ai miei occhi si ripresentavano sempre uguali. Li vedevo… ma non avevo ancora una chiave per interpretarli.

Lo studio delle dinamiche profonde e delle costellazioni familiari è stato, per me, la conferma della domanda che mi portavo dentro da sempre: “Da dove arriva tutto questo?”

Vedere quei movimenti interiori attraverso questo strumento è stato impattante. Ha ampliato la mia consapevolezza e mi ha permesso di riconoscere i legami invisibili che guidavano le mie scelte, i pesi che non erano miei e ciò che davvero chiedeva di essere trasformato.

È stato come accendere una luce su un percorso che avevo sempre sentito ma mai compreso davvero. Da lì è iniziata la mia libertà!

Qual è il primo passo concreto che consigli a chi si sente smarrito o intrappolato in una vita che non sente più sua?

Ti rispondo partendo dalla mia esperienza: lo smarrimento, quando arriva, non è un nemico. È una chiamata.

Il primo passo concreto è ascoltare quella parte più profonda — quella che spesso teniamo in silenzio ma che è la nostra vera essenza.

Assecondarla significa permetterle di far emergere le risposte che, per anni, restano intrappolate sotto una vita che non sentiamo più nostra.

Le domande giuste sono strumenti potentissimi: tolgono la polvere e riportano alla luce ciò che abbiamo sempre saputo ma non avevamo il coraggio di guardare.

Te ne lascio una, quella che ha cambiato anche me:

“Quando non sarai più su questa terra, quale traccia vorrai aver lasciato nella vita degli altri?”

Questa domanda apre strade. Sempre.

Senza radici non si vola

- 08/01/2026

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