Intervista | Carmen Ferrante e il significato di “Amore Clandestino”

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Con “Amore Clandestino”, Carmen Ferrante racconta senza filtri una relazione segnata da dipendenza emotiva e contraddizione, trasformando un’esperienza personale in un racconto universale. Il brano nasce da un momento di assenza e solitudine, diventando uno sfogo lucido e doloroso, in cui si sceglie consapevolmente di restare anche quando si sa di stare male.

Tra atmosfere tese e aperture solo apparenti, la canzone restituisce il paradosso di un amore che è insieme rifugio e prigione. In questa intervista per Cyrano Factory, l’artista ripercorre la genesi del singolo e riflette su fragilità, consapevolezza e bisogno di volersi bene.

C’è un momento preciso che ha fatto scattare la scrittura di “Amore Clandestino”?
Non c’è stato un unico episodio, piuttosto un lungo silenzio. Erano settimane che questa persona era totalmente assente e io mi ero ritrovata sola con me stessa: in quel vuoto avrei potuto trovare la forza per andarmene, e invece è nata Amore Clandestino.
Quella notte, mettendomi al pianoforte, ho mandato un messaggio spietato a me stessa. Stavo ammettendo l’illegalità di quel rapporto, illegale in quanto fuori da ogni norma del volersi bene. Ma mentre scrivevo che i miei ‘”angeli mi tenevano per mano”, decidevo di restare aggrappata a chi mi faceva male. In sostanza, davanti al Paradiso della mia libertà, stavo scegliendo l’Inferno.

Nel testo si percepisce una forte dipendenza emotiva: quanto è universale questo tema?
Il tema è purtroppo universale e anche molto marcato. Dinamiche di questo tipo si instaurano quasi sempre tra un dipendente affettivo e una persona manipolatrice; ne sentiamo tantissime, e spesso non hanno un lieto fine. I manipolatori sono abili: ti studiano, ti spingono a metterti a nudo e poi ti risucchiano l’anima, perché sanno esattamente dove colpirti per tenerti legata a loro.
Ma la cosa più drammatica è che, in queste situazioni, le vittime sono entrambi i soggetti coinvolti. Il manipolatore è vittima di se stesso e della società attuale; chi subisce è vittima tre volte: di se stessa, del manipolatore e di una società che, invece di interrogarsi, giudica. Con “Amore Clandestino” non voglio dare sentenze, voglio che chiunque ci sia passato possa riconoscersi.
Io per prima mi sono giudicata, così come faceva la gente attorno a me. Ma il giudizio è inutile: dovremmo chiederci perché accade. Se ci aggrappiamo a queste persone è per colmare dei vuoti dati da traumi irrisolti o dalla pressione sociale, aspetti che vengono sempre sottovalutati. Il consiglio che darei alla Carmen di quattro anni fa, e che rivolgo a tutti, è di imparare a volersi bene e di cercare di essere il più risolti possibili con se stessi. Credo sia il primo passo per evitare di aprire il cuore e la propria anima a persone sbagliate.

Che tipo di atmosfera volevi costruire a livello sonoro?
Volevo ricostruire la tensione emotiva di quel periodo: mi sentivo tesa, sfibrata, costantemente nervosa. Il brano è costruito su questo contrasto: si apre e si chiude con la stessa melodia che crea sospensione e si fa portavoce di una scelta difficile.
Il giro armonico delle strofe riflette l’instabilità emotiva del testo: l’imprevedibilità del quotidiano che però diventa tragicamente prevedibile quando sei davanti alla persona amata. È il paradosso di un’illegalità sentimentale che diventa però legale per colmare un vuoto interiore.
Il ritornello, invece, esplode con un’apertura ritmica e sonora importante. Ma attenzione: non è l’apertura della libertà. È un’apertura che sottolinea la volontà di restare, la decisione consapevole di rimanere in quella prigione. È il momento in cui accetti l’Inferno perché, in quel momento, ti sembra l’unico posto dove poter stare.

L’amore nel brano è più rifugio o prigione?
È rifugio e prigione allo stesso tempo, anche se, a conti fatti, la prigione è l’unica vera realtà. È un rifugio illusorio: ci si aggrappa a certe esperienze per colmare vuoti interiori, traumi non elaborati o semplicemente per sentirsi necessari a qualcuno quando non riusciamo a bastare a noi stessi.
Ma c’è un piano più profondo. Viviamo in una società che ci mette costantemente in crisi: il mondo del lavoro è precario, la pressione sociale ci impone standard irraggiungibili e non ci sentiamo mai abbastanza. Quando il mondo fuori ti fa sentire invisibile, un amore, anche se malato, sembra l’unico posto dove esistere. Se questa non è una prigione, come dovremmo chiamarla? Amore Clandestino racconta proprio questo: il tentativo disperato di nascondersi in un legame velenoso per sfuggire a un mondo che fuori non ti lascia respirare.

Quanto ti ha aiutato la musica a elaborare quell’esperienza?
In questo caso, e credo sia stata l’unica volta nella mia vita, la musica non mi ha aiutata a elaborare. Anzi, la musica è stata solo il testimone di uno sfogo. Ho dovuto aspettare anni e prendere piena coscienza di ciò che era accaduto prima di avere il coraggio di riprendere in mano questo brano e pensare ad una produzione artistica.
All’epoca era difficile cantarlo persino nella mia stanza, da sola. Provavo vergogna, perché ogni volta che davo voce a quelle parole sapevo, nel profondo, che stavo sbagliando. La musica non mi ha guarita in quel momento; ha solo fissato nel tempo quel dolore. La vera elaborazione è avvenuta dopo, nel silenzio, e solo quando mi sono sentita pronta e risolta ho deciso di condividere questo pezzo con il mondo.

Che reazioni ti aspetti da chi ascolterà il brano?
So che esporsi così tanto espone anche al rischio di non essere compresi, o peggio, che il proprio vissuto venga strumentalizzato. Ma non è questo che mi preoccupa. Io ho raccontato un pezzo della mia vita con la massima onestà possibile.
Non mi aspetto che tutti capiscano, e va bene così. L’arte non deve essere necessariamente universale per tutti nello stesso momento, ma deve essere vera. Chi ha orecchie per intendere e un cuore che ha attraversato tempeste simili, sentirà il messaggio senza bisogno di troppe spiegazioni.
Mi aspetto che chi si sente perso in quelle dinamiche possa trovare nel brano uno specchio, e magari la forza per iniziare a volersi bene senza giudicarsi duramente come ho fatto io.

 

- 04/05/2026

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