Dal 24 gennaio è in rotazione radiofonica “VENTO” (LaPOP), ultimo singolo di ALESSANDRA RUGGER, disponibile su tutte le piattaforme digitali. Il brano anticipa l’uscita dell’album “Prima o poi”, prevista per il prossimo 13 marzo.

 

Com’è nata la tua passione per il canto?
Mi viene in mente subito mio papà che dopo il consueto pranzo domenicale imbracciava la sua chitarra e io timidamente mi mettevo a cantare accanto a lui. Era un momento bellissimo, spensierato. Ricordo di aver sempre cantato, il rapporto con la mia voce è cambiato molto nel tempo e tuttora è in continua evoluzione, resta sempre un veicolo emotivo molto forte per me, quando posso mi metto a scrivere e a cantare.

 

Il tuo ultimo lavoro, Vento, parla della voglia di scappare. Quanto c’è di autobiografico?
È un brano che ho scritto 5 anni fa ma nella mia vita è sempre molto attuale, penso che ognuno di noi abbia bisogno di scappare ogni tanto, di lasciare il “copione” quotidiano e rompere le righe per ritrovarsi un po’. Quando posso mi piace passare un po’ di tempo da sola, fare una bella passeggiata o andarmene al mare in solitudine. Quando faccio così magicamente mi torna la voglia di scrivere.

 

Stai pensando alla pubblicazione di un disco? Sarà vicino allo stile di “Vento”?
Il prossimo 13 marzo, uscirà il disco “Prima o poi”, in cui è contenuto anche “Vento”. Sto scrivendo altro nel frattempo, non vi nascondo che sono in cerca di un suono nuovo, più elettronico e molto diverso da quello che ho fatto fino adesso.

 

Quanto conta per un’artista la contaminazione e quali altri stili musicali ti piacerebbe sperimentare in futuro?L’ascolto viene prima della produzione in ogni linguaggio ed è così anche nella musica, lasciarsi contaminare è importantissimo per creare qualcosa di nuovo. Io ho sempre pensato alla musica come una cosa che non si può costruire a tavolino, per cui il punto è sempre scrivere qualcosa che punti al “nuovo” rimanendo “sincera” e coerente col mio modo di essere. In futuro mi piacerebbe pubblicare un disco con suoni elettronici, synth e loop station, vorrei entrare più in confidenza con le macchine, Sembra una contraddizione detta così ma sono un universo a parte che presenta combinazioni infinite e suoni di ogni genere per cui è difficile scegliere senza perdersi.

 

Cosa ne pensi di un possibile lavoro all’estero con la musica?
Mi piacerebbe indubbiamente, per crescere come artista e come persona

 

Per concludere, quale messaggio vorresti che arrivasse al pubblico, oggi, attraverso la tua musica? 
Il fatto di scrivere musica nasce forse dalla voglia di lasciare delle impronte permanenti nel tempo, la voglia di esserci anche se non si è fisicamente in quel posto. Questa è una cosa di una potenza incredibile. Vorrei dire a tutti “fate la musica, non fate la guerra”, suonate e scrivete per lasciare il vostro segno e per tracciare la memoria dei ricordi e delle esperienze che hanno segnato la vostra vita. Spero che della mia musica arrivi anche questo e che chi l’ascolta possa rispecchiarsi e dare una forma alle proprie emozioni.

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